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Juve Atalanta: non basta un buon McKennie, bianconeri impotenti – ANALISI

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Analisi tattica Juve Atalanta Serie A: la partita dello Stadium analizzata nei dettagli. Le mosse di Allegri e Gasperini

La disastrosa sconfitta interna contro l’Atalanta (evento che non accadeva dal 1998) condanna la Juve a -7 dal quarto posto e pone l’intera società in un momento delicatissimo, pieno di riflessioni. Il paradosso è che l’ennesimo crollo della stagione (quinta sconfitta in campionato) è arrivato al termine una prestazione meno negativa di molte viste in questi mesi (anche partite conclusesi con una vittorie).

Basti pensare alla produzione offensiva: l’Atalanta, una macchina da gol e soluzioni offensivi, ha effettuato appena 4 passaggi chiave nel corso della partita contro i 13 della Juve. La Dea ha tirato poco e nella ripresa si è molto abbassata, con i bianconeri che – per quanto più di inerzia che non di qualità – hanno dato vita a un forcing che però non ha pagato.

E pensare che, a inizio gara, la Juve – scesa in campo col 4-3-3 – sembrava avere le idee chiare su come manipolare le marcature rivali. Vedevamo una buona fluidità soprattutto a destra, con McKennie che era l’uomo chiave. Dybala (molto aperto) e Morata si abbassavano molto per portare fuori posizione i difensori, con il texano che attaccava quegli spazi. Per tutta la partita, l’Atalanta ha faticato a leggere i suoi smarcamenti, con McKennie che ha generato tante occasioni.

L’Atalanta era meno aggressiva nel solito nelle marcature. La Juve aveva tempo e spazio per fare la giocata, con le punte trovate con relativa facilità. Morata stava facendo ottime sponde ma al primo (brutto) errore tecnico l’Atalanta ha avviato la ripartenza che ha portato al gol di Zapata. La Juve ha accusato il colpo, chiudendo molto male la prima frazione con i soliti problemi dell’annata. Giro palla lento, squadra piatta e tanti lanci nel vuoto. Chiesa, uscito per infortunio, esprime le difficoltà della squadra, visto che (a parte quell’occasionissima) è stato servito spesso da fermo e circondato da maglie avversarie.

Nella ripresa la partita è stata obiettivamente a senso unico, con 64% di possesso palla e 9 tiri contro i 2 della Dea. Anche se a sprazzi, la Juve – palleggiando in alcune circostanze da dietro – ha creato belle azioni: su tutte, quella del lancio verso McKennie solo davanti al portiere, con la Juve ha trovato bene il terzo uomo. L’infortunio dell’americano ha però ridotto l’imprevedibilità della Juve. Allegri ha provato ad aggiungere un’altra punta (Kean), ma gli attacchi finali sono parsi abbastanza confusi. Il pareggio sarebbe anche potuto arrivare, ma abbiamo visto poche azioni costruite bene (quelle poche arrivavano tutte grazie agli smarcamenti di McKennie). Va detto che anche Dybala, sfortunato nella traversa finale, ha inciso meno del solito.

Alla fine, la sconfitta è sfortunata ma non casuale. La Dea ha – come al solito – cercato di pressare in avanti la Juve (e così è arrivato il gol). Al contrario, la Juve ci ha rinunciato sistematicamente, nonostante il basso tecnico della retroguardia Atalantina. Non è neanche un caso che l’errore di Morata abbia portato al gol: la Juve ha forse insistito troppo sulla ricerca del gioco spalle alla porta dello spagnolo (soprattutto contro un avversario difficile come l’Atalanta).

Una sconfitta dopo una partita così, bruttina ma non disastrosa, sarebbe forse anche “giustificabile” se il campionato della Juve fosse un altro. Ma oggi i bianconeri si ritrovano a -7 dal quarto posto, una condizione ai limiti del drammatico. Oltre ai risultati pessimi, bisogna anche dire che fino ad ora la Juve non è riuscita a costruire nulla di utile per il futuro. Nessuna certezza tattica, calciatori anzi regrediti e nessun elemento valorizzato. Anche questo elemento bisogna valutare di un tecnico preso per creare valore con un contratto di 4 anni.