Analisi tattica Juve-Cagliari: De Ligt trasforma la squadra

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Analisi tattica Juve-Cagliari: la partita dello Stadium analizzata nei dettagli. Le mosse di Andrea Pirlo ed Eusebio Di Francesco

De Ligt dà intensità al pressing

Per la prima volta dopo l’esordio contro la Sampdoria, la Juve vince senza patemi una partita di campionato dopo averla archiviata già nel primo tempo. Il principale elemento di novità consiste nella titolarità di De Ligt, che per la prima volta è sceso in campo nel corso di questa stagione. Proprio l’olandese è stato il principale protagonista della “trasformazione” dei bianconeri rispetto alle gare precedenti. Tante volte abbiamo commentato un’eccessiva lunghezza da parte della squadra, con reparti sfilacciati tra loro e distanze troppo ampie nel pressing offensivo.

Oggi la Juve è stata finalmente corta in entrambe le fasi. Ci sono stati momenti prolungati nel corso della partita, soprattutto nel corso della prima frazione, dove il Cagliari non riusciva ad uscire dalla propria metà campo. La linea difensiva, con anche Demiral sugli scudi, era sempre alta ed aggressiva, contribuendo a un recupero alto del pallone. Quando il Cagliari recuperava il possesso, i bianconeri erano collocati bene per riaggredire. A differenza di un Bonucci che nelle gare precedenti era un po’ timoroso nell’accorciare in avanti, oggi De Ligr ha dato aggressività ed equilibrio a tutta la Juve, con poca distanza tra i reparti. I bianconeri sono rimasti sul pezzo per tutti i 90′, senza i momenti a vuoto delle settimane precedenti.

 

Rabiot aggredisce bene gli spazi

Oltre all’aggressività senza palla, i bianconeri sono stati convincenti anche in fase di possesso. Palleggiando dal basso, la Juve riusciva costantemente ad eludere il pressing dei sardi, tant’é che il Cagliari ha scelto presto di difendersi molto basso. Nonostante il baricentro arretrato degli avversari, i padroni di casa hanno comunque creato molto, con la palla che girava velocemente. Rispetto alle prime partite, stiamo vedendo smarcamenti molto più convincenti.

Il 3-2-5 di partenza è infatti piuttosto fluido, cambia a seconda del contesto. Spesso si vede un 3-3-4 con Arthur davanti alla difesa e Rabiot e Kulusevski nei mezzi spazi. Con il brasiliano più bloccato, gli inserimenti senza palla del francese hanno dato  tanta pericolosità ai bianconeri. Si sgancia bene in avanti e aggredisce la profondità, svariando su tutto il fronte. Un esempio in occasione del gol annullato a Bernardeschi, dove si è ben fatto trovare sul centrodestra raccogliendo la sponda di Ronaldo. Inoltre, nelle fasi di transizioni i suoi break in campo aperto facevano guadagnare tanti metri alla squadra.

L’azione del primo gol di Ronaldo esprime bene la mobilità dei bianconeri: Danilo si sgancia sulla trequarti avversaria, mentre Bernadeschi – il quinto di sinistra – si fa trovare sul cenrodestra. Insomma, una Juve brava a non dare punti di riferimento agli avversari. Non a caso, Arthur ha potuto verticalizzare molto di più rispetto al solito, proprio perché aveva più soluzioni di passaggio. Merito di movimenti senza palla convincenti davanti a lui.

La verticalità di Kulusevski

Anche il secondo tempo, seppur in modo diverso, è stato positivo. Pur difendendosi in media più in basso, la Juve ha rischiato poco o nulla, mantenendo aggressività e concentrazione anche nei pressi della propria trequarti. Inoltre, non è calata la pericolosità della squadra, che riusciva a rendersi pericolosa anche in transizione.

Quando recuperava palla, la Juve ribaltava velocemente il campo con azioni condotto molto bene, in cui Kulusevski soprattutto si esaltava in conduzione. Purtroppo, come avvenuto contro la Lazio, è mancata un po’ di qualità nell’ultimo passaggio. Ma non è scontato avere visto una Juventus che si è saputa rendere pericolosa in tanti modi: sia nell’attaccare una difesa schierata che in situazioni di ripartenza. Questo è un pattern incoraggiante di questo inizio di stagione, che si è visto anche nelle gare più negative.

 

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