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Juve Milan: nuovo crollo nella ripresa, la squadra di Allegri è troppo passiva – ANALISI

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Analisi tattica Juve Milan di Serie A: la partita dell’Allianz Stadium analizzata nei dettagli. Le mosse di Allegri e Pioli

Il match contro il Milan è stato molto discontinuo nei 90′. A tratti, abbiamo visto una Juve esaltante come non avveniva da tanto, aggressiva senza palla e con le idee chiare in fase di possesso. La manovra era fluida e il pallone girava con la velocità che voleva Allegri. Proprio per questo, il finale di partita è stato deprimente: ancora una volta, la Juve si è abbassata troppo, rinunciando quasi a giocare. Quando la gara è cambiata, ossia dopo il gol di Rebic, la Juve ha sofferto terribilmente nel cambiare l’inerzia della partita, attaccando in modo confuso. Anzi, è stato il Milan ad andare più vicino alla vittoria, con Szczesny che si è superato su Kalulu.

In molti temevano l’aggressività rossonera, soprattutto perché finora i bianconeri hanno molto sofferto quando pressati in avanti. Invece, nel primo tempo la fase di possesso bianconera è stata sorprendentemente fluida. Il 4-4-2 di partenza diventava più una sorta di 3-5-2, con Danilo che rimneva più bloccato e Cuadrado che dava ampiezza.

Proprio la posizione del colombiano è stata la chiave tattica principale dei primi 45′. Il Milan, che ha un pressing fortemente a uomo, non riusciva a leggere i suoi smarcamenti. Il sudamericano entrava spesso dentro al campo, con Dybala che invece si apriva. La Juventus trovava così continuamente l’uomo libero.

Non era però solo grazie a Cuadrado che i bianconeri trovavano superiorità posizionale. Alex Sandro ha spinto molto di più rispetto al solito. Il Milan forse non si aspettava così tante sortite offensive, sta di fatto che il brasiliano ha arato la fascia sinistra, con Saelemakers che non seguiva le sue corse. Anche Bentancur e Rabiot aggredivano molto bene gli spazi, con Dybala e Morata (entrambi super) preziosissimi nello svariare e nel creare spazi per i compagni.

La fluidità offensiva bianconera si è poi tramutata in solidità e aggressività quando si stava senza palla. La Juve ha alternato sortite di pressing offensive a una protezione quasi perfetta della propria trequarti. Di solito il Milan riesce, grazie a rotazioni e smarcamenti, a penetrare i blocchi bassi, ma per larghe fasi del match la Juve è stata quasi irreprensibile. Diaz ha trovato poche ricezioni tra le linee e quando il Milan allargava il gioco sia Theo che Saelemaekers erano circondati da maglie rivali.

Ancora una volta, però, la Juve non è riuscita a difendere il vantaggio, facendosi rimontare nuovamente. Nonostante un super primo tempo, i bianconeri sono calati con il passare dei minuti, abbassandoo drasticamente il baricentro e non riuscendo più a risalire. Vero che il pareggio di Rebic è stato forse casuale, ma era da parecchio tempo che la Juve non si rendeva pericolosa e concedeva via via sempre più varchi. Il modo in cui i bianconeri, con Rabiot, hanno regalato il corner è esemplificativo sulla stanchezza assunta dai bianconeri. Nonostante i molti spazi concessi da un Milan riversato nella trequarti (e diverse difficoltà nelle marcature preventive), la Juve è arrivata poche volte nella trequarti rivale, abbassandosi troppo. I cambi dalla panchina non sono riusciti a incidere.

La Juve è la squadra della Serie A che ha perso più punti partendo da una situazione di vantaggio. I bianconeri, con secondi tempi troppo remissivi e attendisti, hanno vanificato prime frazioni spesso positive con diversi elementi incoraggianti. Allegri deve cercare di rendere più costante la Juventus nei 90′: non siamo più nell’epoca della (B)BBC, un secondo tempo troppo speculativo rischia di compromettere in negativo il match. Le prime giornate ci hanno detto esattamente questo.