Analisi tattica Juve-Torino: il Derby della Mole ai raggi X

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Analisi tattica Juve-Torino: la partita dello Stadium analizzata nei dettagli. Le mosse di Maurizio Sarri e Marco Giampaolo

All’Allianz Stadium si affrontano la Juventus ed il Torino, derby sempre sentitissimo. Il match e le mosse dei due allenatori analizzate e studiate nei minimi dettagli.

I problemi nel primo tempo

Vedremo se, come nel 2015-2016, questa vittoria in rimonta nel derby raddrizzerà la stagione della Juve. Nel primo tempo, abbiamo visto i bianconeri ancora più in difficoltà rispetto alle precedenti partite. L’idea di Pirlo era probabilmente quella di attaccare la profondità, con Cuadrado e Chiesa, alle spalle di Singo e Ansaldi. Il Torino si è però difeso molto ordinato per larghe fasi della partita, aiutato anche dall’atteggiamento avversario.

La Juve era infatti estremamente prevedibile e scolastica nelle giocate, con un giro palla orizzontale che portava a poco. A ciò si univano tanti errori tecnici che generavano ripartenze pericolose: nessuno, nella prima frazione, è stato davvero sufficiente. Bentancur e Rabiot hanno sbagliato molto, così come Dybala e Kulusevski non hanno quasi mai individuato la zolla in cui poter creare qualcosa. Quando l’argentino e lo svedese sono in campo contemporaneamente, la Juve occupa in modo poco ordinato la trequarti, visto che entrambi amano ricevere nella stessa zona di campo.

Inoltre, senza Morata, l’area di rigore era spesso vuota. Per larghe fasi del match, i bianconeri hanno palesato tantissima sterilità e mancanza di idee, non riuscendo quasi mai a trovare la verticalizzazione tra le linee

Il forcing nella ripresa

Perlomeno, la Juve – con una reazione di nervi – nella ripresa è riuscita a schiacciare gli avversari. Il Toro è stato molto ordinato e solido nei primi 70′, ma alla lunga è impegnativo difendersi così basso: nel secondo tempo, gli ospiti non sono quasi mai risaliti, si è giocato a una sola trequarti. E alla fine, i bianconeri sono riusciti a rimontare grazie a due giocate non così estemporanee e casuali: soprattutto nel primo gol, la Juve è stata brava a battere in quel modo il calcio piazzato, cogliendo di sorpresa la difesa a zona di Giampaolo e premiando l’inserimento di McKennie. Dovendo attaccare una difesa così bassa, è parsa intelligente la mossa di Pirlo, che ha inserito un giocatore (l’americano) molto bravo ad attaccare gli spazi.

Al netto dei grossi demeriti del Toro, va comunque apprezzata la capacità di recuperare stabilmente palla in avanti. Pur in una partita globalmente negativa, la Juve nel secondo tempo è riuscita a restare alta come vuole Pirlo, senza patire le pene dell’inferno su ogni palla persa (al contrario di quanto successo a Benevento).

Schieramento più classico

Da segnalare come, nel forcing finale, la Juve sia passata a un 4-4-2/4-3-3 più classico (come sappiamo, invece i bianconeri di solito giocano con un 3-2-5 asimmetrico in cui Danilo resta bloccato). Con Alex Sandro al posto di Danilo, i padroni di casa sono stati più pericolosi a sinistra. Abbiamo visto tanti cambi di gioco dove sia Chiesa che il brasiliano (in costante sovrapposizione) avevano modo per fare male agli avversari.

In una gara che si era complicata molto e in cui la Juve non riusciva a sfondare centralmente, questa mossa ha “semplificato” il gioco e consentito ai bianconeri di creare più insidie, mettendo più palloni dentro l’area di rigore. Chiesa se l’è cavata piuttosto bene contro un Singo in grandissima condizione: in una gara dove la Juve era spesso ferma e statica, l‘ex Fiorentina era tra i pochi che dava la sensazione di poter creare qualcosa. La presenza di Alex Sandro vicino a lui lo ha aiutato a incidere di più. Vedremo se con il rientro in pianta stabile del brasiliano vedremo modifiche rispetto al 3-2-5 visto fin qui.

Per quanto non cancelli certo i problemi tattici globali, è comunque positivo iniziare a vincere queste gare sporche. Vedremo se questo derby sarà ricordato come la gara della svolta.

 

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