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Lavagna Tattica

Analisi tattica Udinese-Juve: solo cross da sinistra, poche idee per Pirlo

Jacopo Azzolini

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Analisi tattica Udinese Juve: la partita della Dacia Arena analizzata nei dettagli. Le mosse di Luca Gotti e Andrea Pirlo

Solite difficoltà

Nel momento forse più drammatico dell’intera stagione, la Juventus è riuscita a ribaltare una partita che sembrava irrimediabilmente compromessa. Poco da aggiungere rispetto a quanto visto nel corso degli ultimi mesi: solite difficoltà enormi nell’attaccare una difesa schierata. Il fatto che l’Udinese abbia segnato in avvio (su una dormita allucinante degli ospiti) ha messo la gara esattamente sui binari che voleva Gotti. I friulani si sono potuti difendere con un baricentro più basso e attendista, lasciando il pallino del gioco ai rivali e attaccando in ripartenza.

Ancora una volta, la Juve ha fatto una fatica gigantesca nel creare occasioni da rete. L’unica, prima della doppietta di Ronaldo, era stata il colpo di testa di McKennie su corner che aveva sfiorato il palo. Per il resto, solito possesso estremamente sterile e orizzontale, con la manovra che non riusciva a progredire. Senza mai profondità e con gli spazi centrali blindati, la palla ha girato lentamente da un lato all’altro del campo: Bernardeschi e Cuadrado davano ampiezza, mentre Alex Sandro e Danilo erano più dentro al campo. McKennie si sganciava molto in avanti per attaccare gli spazi, ma non è riuscito a incidere. Anzi, ha molto sofferto difensivamente la qualità di De Paul.

Tanti cross

Come al solito, la rifinitura della Juve è consistita in cross a ripetizione, ben 37. A differenza delle altre volte, sono però arrivati quasi tutti da sinistra. Cuadrado era molto meno pimpante, si è preso poche responsabilità. Raramente ha provato a puntare l’uomo e a creare superiorità numerica, come dimostrano gli appena 4 cross. Di conseguenza, i bianconeri hanno buttato palloni in area soprattutto dall’altro lato: ben 20 tra Alex Sandro, Bernardeschi e Kulusevski. L’Udinese ha però protetto il centro dell’area in modo quasi irreprensibile, intercettando una valanga di palloni e proteggendo bene la porta di Scuffet.

Oltre a questa profonda sterilità, la Juve ha dimostrato una inquietante povertà di agonismo in fase difensiva. L’Udinese vinceva tanti contrasti e si aggiudicava la quasi totale interezza delle seconde palle. I friulani per risalire si aggrappavano molto su Okaka, con i compagni sempre bravi ad approfittare delle sue sponde. L’Udinese era in costante superiorità numerica in zona palla, riuscendo anche a gestire – a tratti – piuttosto agevolmente il possesso. La Juve faticava ad accorciare in avanti, con i friulani che spesso facevano anche possesso conservativo: gli ospiti non riuscivano a contendere il possesso, un qualcosa che fotografa bene le difficoltà di Pirlo nell’applicare i principi di pressing alto elencati a inizio stagione. De Paul tra le linee ha seminato il panico, con la Juve che – oltre a essere spesso schiacciata – proteggeva male sia il centro che le fasce. L’argentino individuava sempre la posizione in cui ricevere.

Insomma, per quanto la vittoria rilanci molto le ambizioni della Juve, la gara è stata forse ancora peggiore rispetto agli standard di questi mesi. Contro il Milan servirà un altro livello, sia dal punto di vista tecnico che da quello agonistico.

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