Ballotta sul caos Lazio-Juve: «Il regolamento deve essere unico» – ESCLUSIVA

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Marco Ballotta, ex portiere della Lazio, ha parlato alla vigilia della sfida contro la Juve in esclusiva a Juventus News 24. Le sue parole

La Juve affronterà la Lazio domenica alle 12.30, nella sfida della 7ª giornata di Serie A. Bianconeri a caccia di continuità dopo i successi consecutivi con Spezia e Ferencvaros, mentre i biancocelesti stanno attraverso una situazione delicata tra caos tamponi ed emergenza giocatori. Nel giorno di vigilia, l’ex portiere della Lazio Marco Ballotta è intervenuto in esclusiva a Juventus News 24, presentando l’incontro e i suoi temi d’attualità.

Lazio-Juventus è il big match della 7ª giornata: cosa farà la differenza, secondo lei, nell’incontro dell’Olimpico?

«La differenza la fanno sempre i giocatori, lo stato d’animo, il momento. Le due squadre provengono da buone prestazioni in campo internazionale quindi sarà sicuramente una buona partita. Dipenderà molto se mancherà qualcuno… La Juve è più forte dal punto di vista dell’organico, ma la Lazio è in un momento positivo e non dico che sia la bestia nera dei bianconeri ma è la formazione che più l’ha messa in difficoltà negli ultimi anni. Pirlo sta facendo vedere piano piano la sua mano: ci vuole un po’ di tempo, ma se la Juve ritrova se stessa resta la candidata più seria per lo Scudetto».

Tiene banco, in questi giorni, il caso tamponi dei biancocelesti. Lei che idea si è fatto su questa vicenda?

«È per quello che dico che è importante chi ci sarà e chi non ci sarà… È una vicenda particolare e strana: se uno è positivo non diventa negativo il giorno dopo e viceversa. Il regolamento deve essere unico, sia per il nostro campionato e sia per l’Uefa. Qualcosa che non è andato c’è stato, ma sarà chi di dovere a verificarlo. Ho letto stamattina l’intervista al dottor Nanni: lui crede alla buona fede del dottore che ha fatto le analisi ai giocatori della Lazio e, fino a prova contraria, non c’è nessun problema. Ci saranno poi le documentazioni che parleranno chiaro».

È anche il testa a testa tra Simone Inzaghi e Andrea Pirlo. Che futuro immagina per l’allenatore della Lazio e come ha visto, fino a questo momento, il debutto da tecnico del Maestro?

«Inzaghi è da qualche anno che allena, l’esperienza l’ha fatta e sta lavorando bene insieme alla società. Sono un tutt’uno che fa sì che i risultati arrivino. Per Pirlo è la prima esperienza: è arrivato subito in una squadra di primissimo livello, ma ha le conoscenze giuste. Da allenatore è diverso rispetto che da calciatore, ma una mano gliela daranno i suoi ex compagni. Dovrà pagare un po’ lo scotto ma è intelligente nel capire immediatamente cosa c’è da fare».

L’uomo del momento in casa Juve è Alvaro Morata. Si aspettava questo ritorno da protagonista? Lui e Ronaldo, tenendo conto anche di Dybala, dove potrebbero portare questa Juve?

«Sono contento per lui, perché non era mai andato così bene. Lui le qualità le ha e adesso le sta dimostrando. C’è da dire che nei periodi felici tutto ti riesce bene. È il finalizzatore principale della Juve, sta vivendo un momento magico ed è un giocatore vero. Per quanto riguarda Dybala, invece, è un po’ a corrente alternata ora: quando sarà in condizione, il compito di trovare la giusta collocazione ai tre attaccanti spetterà a Pirlo. Il valore tecnico della Juventus indubbiamente non si discute, vanno solo fatti girare questi calciatori nella maniera giusta».

Come giudica, invece, l’inizio di stagione della Lazio? Dopo l’ottimo exploit dello scorso anno, ha delle aspettative alte?

«No, ho le stesse aspettative dell’anno scorso. Questo perché ci sono altre squadre importanti che si sono inserite: mi viene in mente la Roma, l’Inter che non può sbagliare, l’Atalanta che può fare un altro buon campionato. È una bella lotta: dalla Lazio ci si aspetta molto perché l’anno scorso ha fatto una bellissima stagione, anche se dopo il lockdown si è denotata la debolezza dell’organico. La vedo ancora al di sotto però di Juve e Inter, allestite per lottare su più obiettivi. Nell’undici titolare, però, la Lazio non è seconda a nessuno».

Ad intrecciare in passato le due società è stato il discorso legato a Milinkovic-Savic. Lo avrebbe visto bene a Torino?

«Milinkovic starebbe bene in qualsiasi squadra. Questo fa capire che la società Lazio, a meno di un’offerta faraonica, non ha avuto alcun problema nel tenerlo. Questo simboleggia una crescita importante del club. La Lazio ha il potenziale di trattenere anche questi giocatori ora, poi se arriva l’offerta irrinunciabile non ci pensa due volte a cederlo magari. Sta lavorando bene in questi anni, acquistando anche tanti giovani interessanti».

Capitolo portieri. Szczesny dove lo colloca in una speciale classifica dei migliori numeri uno d’Europa?

«Lo metto nei primi quattro, perché ci sono portieri importanti come Alisson, Ter Stegen, Donnarumma. È alto come posizione perché io faccio sempre un discorso: se dovessi prendere un altro portiere, su quale andrei? Non ne hai dieci su cui puntare, ne hai due o tre oltre a Szczesny. Ne hai in casa uno di altissimo livello, quindi non vedo perché pensare ad un’altra soluzione».

E se questo nome fosse per il futuro, invece, su chi punterebbe per blindare i pali della porta della Juventus?

«Punterei su un portiere non alle prime armi: giovane sì, ma con esperienza già. Donnarumma ha già l’esperienza necessaria. È chiaro che deve eliminare qualche errore di gioventù ancora, ma potrebbe fare tranquillamente al caso della Juve».

C’è un ricordo speciale che la lega a Gianluigi Buffon? Dal Parma alle tante sfide da avversari: ora punta anche il suo record…

«Ci siamo conosciuti a Parma, quando lui era ancora nel settore giovanile. Lì ci siamo incontrati qualche volta in allenamento. L’ho affrontato parecchie volte e a legarci è soprattutto quel mio record che lui spera di battere… Ha vinto tutto quello che c’era da vincere, che lasci un po’ qualcosa anche agli altri (ride ndr)».

Ripensando alla sua carriera, c’è un Lazio-Juventus che le è rimasto più impresso?

«Ricordo un Juve-Lazio dell’1 aprile 2000, che noi vincemmo 1-0 a Torino con gol di Simeone. Quell’anno fu importante perché vincemmo lo Scudetto. Lì è stata la svolta, perché poi nelle partite successive siamo riusciti a superarli. I bianconeri ricordano quell’anno soprattutto per la partita di Perugia».

Si ringrazia Marco Ballotta per la disponibilità e la cortesia mostrate in questa intervista

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