Barillà: «Marchisio era diventato una riserva: addio soluzione migliore» – ESCLUSIVA

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L’amministratore del portale Tifosibianconeri.com in esclusiva su Juventus News 24 parla del “caso” Marchisio. Le parole di Domenico Barillà

A distanza di una settimana, fa ancora un effetto strano. Claudio Marchisio non è più un giocatore della Juventus. L’addio ai tifosi e alla squadra, consumatosi un paio di giorni fa alla Continassa, ha definitivamente sancito la separazione – più formale che emotiva – del Principino dalla famiglia Juve. Domenico Barillà, amministratore del portale Tifosibianconeri.com, ne ha parlato in esclusiva su Juventus News 24.

Marchisio, una bandiera. Ti aspettavi la sua cessione all’ultimo giorno di mercato
«No, devo dire che le tempistiche per la risoluzione del contratto mi hanno molto sorpreso. Che fosse presente qualche logorio nei rapporti tra Marchisio, la Società e Mister Allegri si era già intuito nell’arco della passata stagione, quando dopo le molte panchine da parte del numero 8, la moglie del giocatore aveva palesato insofferenza attraverso i social network. Proprio a causa delle molte panchine (dettate dal fatto che a mio avviso negli ultimi due anni, in seguito ai numerosi infortuni, il “vero” Marchisio in campo si sia purtroppo visto di rado) di questi segnali di rottura, e delle sue lacrime nel corso della festa scudetto, avevo personalmente già messo in preventivo un addio, ma appunto, mi sarei aspettato si palesasse già a fine stagione piuttosto che durante l’ultimo giorno di mercato. Evidentemente è servito del tempo allo stesso giocatore per riflettere, valutare e digerire una decisione certamente difficile».

Dopo Buffon e Lichtsteiner, un altro senatore va via, quanta riconoscenza per loro?
«Da parte mia, certamente immensa. Sono a mio avviso tra i giocatori che nell’ultimo decennio hanno meglio incarnato quel che è lo spirito della Juventus: grinta, abnegazione, sacrificio, voglia di vincere sempre, presenze fondamentali in campo e nello spogliatoio, tra i principali artefici della rinascita Juve del post Calciopoli. Per Buffon ovviamente una menzione particolare per ciò che è stato in generale come portiere della nazionale oltre che della Juventus: il migliore di tutti i tempi. Uno così non lo sostituisci, né puoi dimenticarlo; Forse anche per questo, rispetto agli altri due, per i quali ho sentito solo parole di gratitudine da parte dei tifosi, verso Buffon ho dovuto invece constatare anche tanta amarezza e forse qualche parola ingiusta per la sua scelta di continuare ad alti livelli con il PSG. Del resto, più è stato grande l’amore, più è doloroso il distacco».

Marchisio è la storia della Juventus. Giusto chiudere un rapporto così dopo 25 anni di bianconero?
«Penso sia chiaro che tutti avremmo voluto un finale diverso per la “Favola Marchisio”: i tifosi, lo stesso calciatore e credo anche la Juventus, per molto tempo hanno cullato il desiderio di vedere quel bambino, cresciuto in bianconero e lì divenuto uomo, appendere le scarpette al chiodo con ancora indosso gli stessi colori. Purtroppo il calcio moderno talvolta deve accantonare i sogni e fare spazio alla brutale realtà: Marchisio era ormai una riserva della Juventus, non tra le prime scelte del mister come subentrante e percepiva circa sette milioni lordi annui di ingaggio, cifre da giocatore fondamentale e magari titolare, cosa che purtroppo ormai il numero otto non era più da tempo. Il romanticismo che ci ha fatto innamorare di questo sport, purtroppo ormai va spesso a cozzare con le esigenze di bilancio, del fair play finanziario e con la volontà stessa dei giocatori e nella stragrande maggioranza dei casi ne esce sconfitto. Alla fine, seppur dolorosamente, credo si sia trovata la soluzione più giusta per entrambe le parti, sposando le esigenze di bilancio e la necessità di Marchisio di sentirsi ancora un giocatore importante».

Meritava un addio diverso, o anche nella sua uscita di scena c’è tanto della juventinità?
«Come dicevo in precedenza, mi sarei aspettato tempistiche diverse per la sua uscita, tempistiche che magari gli avrebbero permesso di salutare il pubblico che da sempre lo ha sostenuto, nel modo migliore: con uno scudetto in tasca e di fronte ad uno stadio gremito, al termine della scorsa stagione. Evidentemente per tante ragioni non è stato possibile e, si, in un certo senso un addio di questo tipo mette in luce quello che è da sempre il pragmatismo (qualcuno la definirebbe freddezza) della Juventus nei confronti dei propri idoli: tutti sono importanti, ma nessuno più della “maglia”. Detto ciò, mi auguro che un degno commiato da parte di Marchisio verso i tifosi della Juve si ancora possibile e venga consentito dalla società magari già durante la prossima partita casalinga, con il meritato giro di campo già visto per Del Piero e Buffon; Perché per me, a livello sentimentale, Marchisio è lì che si colloca, tra i più grandi, tra coloro che hanno avuto il bianconero come seconda pelle, un ragazzo cui credo ogni tifoso bianconero, ma anche ogni semplice amante del calcio dovrebbe dire grazie: ha incarnato e reso reale il sogno di ogni bambino che abbia corso dietro ad un pallone, quello di crescere e diventare bandiera della propria squadra del cuore».  

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