Bentancur: «70 allenamenti in 50 giorni di quarantena. Voglio la Coppa Italia»

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Bentancur: «70 allenamenti in 50 giorni di quarantena. Voglio la Coppa Italia». Parla il centrocampista uruguagio della Juve

Rodrigo Bentancur, centrocampista della Juventus, è stato intervistato da La Stampa.

DUTTILITA’ – «Ha moltiplicato occasioni, ritagliato spazi: mezzala destra, con più fatica sinistra, trequartista alle spalle delle punte. Nessun problema, cerco sempre di dare il massimo, però la mia posizione preferita è centrale davanti alla difesa».

MODELLI – «Già, ma non avevo riferimentinel ruolo: in Uruguay il mio modello era Forlan, un attaccante. E per mestiere studiavo calciatori europei: Lampard, Gerrard e Busquets».

QUARANTENA – «Ho lavorato con l’aiuto di mio zio Daniel, che è stato allenatore e che mi ha seguito in Italia: mio papà Roberto non poteva, ho due sorelle piccole, così è venuto lui che è il suo miglior amico e mi ha visto crescere. In cinquanta giorni ho fatto settanta allenamenti, dividendomi tra la mini-palestra che ho in casa e il terrazzo trasformato in campetto con un tappeto di erba sintetica».

TRASFERIMENTO ALLA JUVE – «Avevo saputo a dicembre, dal mio procuratore, che sarebbe stata esercitata l’opzione: sei mesi dopo ero a Torino e mi sembrava incredibile, ho avuto subito la sensazione di entrare in una grande famiglia e ho respirato la mentalità vincente del club. Allegri mi ha dato fiducia».

PORTE CHIUSE – «Non sarà facile senza tifosi e il caldo si farà sentire, noi però ci stiamo allenando duramente e siamo pronti: la Juve vuole vincere sempre».

COPPA ITALIA – «La Coppa Italia è il primo traguardo della stagione: ci teniamo moltissimo».

CORSA SCUDETTO – «L‘Inter? Può inserirsi, dopo uno stop così lungo. tutto è possibile: sarà favorito chi ritroverà più in fretta forma fisica e motivazioni».

CHAMPIONS – «Non un’ossessione, è un sogno e un obiettivo. Sappiamo che è difficile, ma la Juve ha tutto per vincerla e non sentiamo particolari pressioni».

MAMMA SCOMPARSA – «Quando morì avevo quattro anni, ma mio padre, Cecilia, i nonni hanno saputo colmare quel vuoto enorme. Devo moltissimo alla mia famiglia».

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