Berruto: «Il calcio rappresenta economia, temo per la ripresa»

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Mauro Berruto, ex commissario tecnico dell’Italia di pallavolo, ha parlato della ripresa del calcio e della situazione ripresa

Mauro Berruto, ex CT dell’Italia di pallavolo, ha parlato durante la trasmissione Stadio Aperto su TMW Radio parlando della situazione emergenza Coronavirus e il mondo del calcio.

PIEMONTE – «La situazione qui in Piemonte e nella mia Torino è veramente fuori controllo. Non lo dico soltanto io, avete visto anche recentemente dei reportage televisivi, una catena inqualificabile dell’errore, copiando il peggio possibile dai nostri vicini lombardi che in questo momento sono l’unica regione che continua a crescere in maniera peggiore. La linea del contagio è preoccupante, i tamponi sono un mistero irrisolto, se ne fanno pochi. Io abito in centro a Torino, quattro farmacie in 600 metri: avevo trovato fino a venerdì mascherine a 9 euro ciascuna. E poi c’è la tracciabilità, ed è la cosa più pronta sull’immediato ma ad oggi la task force della ministra Pisanu non ci ha fatto sapere nulla, ad eccetto del nome Immuni. Sono preoccupato, tra poco il Piemonte arriverà a 3000 morti, e i numeri italiani li sappiamo. Conosciamo il prezzo delle vite umane, ma qualcosa ripartirà dal 4 maggio… Ci sono milioni di rappresentanti di piccole imprese, negozi che sono in ginocchio e proveranno a rialzarsi per l’ennesima volta. Ma se la gestione della fase due non ripartirà da certi principi, quelle attività sono destinate a scomparire. Mi fa arrabbiare che passi il messaggio del richiamo al senso di responsabilità, pur con la variabile se vogliamo anche divertente dei congiunti, su cui si dibatte da ore. Dopo runner tacciati da untori, non vorrei che il senso di responsabilità sia il nuovo fattore su cui scaricare le colpe. Servono solo tre cose: test, mascherine e tracciabilità. Le farmacie poi, cosa curiosa perché l’hanno detto ieri sera, hanno sospeso la vendita di mascherine in alcuni punti perché le avevano pagate di più, a 90 centesimi più IVA, di quanto le rivenderebbero».

SCUOLE – «Stiamo pagando i danni dei pilastri, come la sanità, smantellati. Lo stesso vale per la scuola. Quest’accelerazione mostruosa migliora i migliori e peggiora i peggiori. Ho testimonianza, con i miei due figli, che ci sono insegnanti capaci come prima, se non più di prima per stimoli, e altri che sono scomparsi. Letteralmente. Ci siamo trovati in un contesto dove tutto è stato consegnato nelle mani degli insegnanti, ognuno con una piattaforma diversa. Hanno fatto quanto potevano, e questa situazione ha messo in evidenza una cosa che un paese come il nostro non può permettersi. La necessità oggi è dare qualche certezza, in un mondo che si sta macerando sulle incertezze. Qualsiasi decisione sull’anno scolastico sarebbe da comunicare in maniera chiara ed evidente, così da dare modo a tutti di organizzarsi. A Torino si sa da settimane che a scuola non si sarebbe tornati, ma perché dare informazioni contrastanti? Hanno anche tolto autorevolezza agli insegnanti».

RIPRESA CALCIO – «C’è sempre da fare un distinguo tra il calcio e tutto il resto, e lo dice un tifosissimo. C’è una situazione oggettiva, il calcio rappresenta economia, posti di lavoro e famiglie mantenute. Chiaro che non ci si può discostare dalle norme di sicurezza, credo che dopo le parole di Spadafora sia passata l’immagine di un Governo sotto pressione da parte della Lega. Anche Malagò si è espresso forte su questo tema. Capisco che occorra cautela ed ogni tentativo possibile, ma che succede se tra venti giorni trovano un calciatore positivo? Tutta la squadra dovrebbe entrare in quarantena, e li non so se la risolvi… Temo sia molto complicato che si trovino soluzioni per far ripartire e concludere il campionato. Io dico poi che lo sport ha senso in virtù del suo pubblico, è una cosa che deriva dall’antica Grecia. Capisco l’emergenza di oggi, ma saremmo felici di vedere un campionato che riparte, magari con una formula diversa e a porte chiuse? Sarebbe solo per tenere a bada la questione dei diritti tv e sportivi. Sono preoccupato del dopo».

A CHI GIOVA RIPARTIRE – «Il tema è la visione nel medio e nel lungo termine, e questo a ricaduta sul mondo sportivo. Ho una fotografia devastante di quell’esercito di sportivi, di tutti quei volontari, che sono il 50% dell’intero volontariato del paese, quel mondo che ha permesso al movimento di sopravvivere è disperatamente alla ricerca di un senso per continuare a resistere. Concentrarsi solo sulla Serie A, Lotito che chiede lo Scudetto in gara unica, non è neanche la punta dell’iceberg ma un cubetto di ghiaccio».

ALTRI SPORT – «Ogni sport tra l’altro è a sé, basta pensare al basket che sono professionisti, mentre la pallavolo no. Non voglio fare del catastrofismo, ma cosa succederà quando le famiglie a settembre/ottobre si troveranno con una situazione economica nuova? Cosa sarà necessario togliere dal bilancio familiare? Molti rinunceranno a qualcosa, e ho il grosso terrore che saranno le attività motorie dei propri figli. Quell’azione la ripagheremo ulteriormente tra qualche decina di anni. Anche per quanto riguarderà la questione sanitaria, se pratichiamo poco sport. Non è l’opinione di Mauro Berruto, è dimostrata da centinaia di migliaia di pagine scientifiche».

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