Birindelli, ricordi di Calciopoli: «Detratti di uno Scudetto che sentiamo nostro» – ESCLUSIVA

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Alessandro Birindelli, ex difensore della Juve, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Juventus News 24. Le parole

11 anni trascorsi all’ombra della Mole per Alessandro Birindelli. La maglia della Juve, l’ex terzino nativo di Pisa, l’ha indossata, onorata per oltre 200 presenze, vivendo pagine importanti della sua carriera a Torino. In esclusiva Juventus News 24, Birindelli ha spaziato tra i suoi ricordi bianconeri, creando un collegamento tra passato, presente (con il momento vissuto dalla Juve di Maurizio Sarri) e futuro, attraverso temi di calciomercato.

Alessandro, il 19 giugno è la data indicata per la ripresa della Serie A. Cosa sarà determinante secondo lei per le varie squadre alla ripresa della stagione?

«Innanzitutto sarà importante chi arriverà nelle migliori condizioni fisiche. Faranno la differenza i particolari, la gestione del caldo e delle energie. Chi curerà questi aspetti avrà la meglio alla lunga. È una situazione anomala, anche perché è altissimo il rischio infortuni dovuto sia all’inattività e sia al periodo di caldo che andremo ad incontrare giocando ogni 3 giorni. Ne trarrà vantaggio chi starà attento a questi dettagli».

Eravamo rimasti con la Juventus in vetta, seguita da Lazio ed Inter. Una lotta Scudetto combattuta fino alla fine?

«Ci sarà una lotta fino all’ultimo. Sono curioso di vedere le prime giornate, in modo da capire lo stato di forma delle squadre. Noi possiamo fare delle supposizioni, ma bisogna certamente vederle all’opera le varie formazioni prima di trarre dei giudizi».

A proposito di Juve, l’ha stupita l’impatto avuto da Maurizio Sarri? Si aspettava qualche difficoltà in più magari alla sua prima stagione?

«Non ho visto un grande impatto di Sarri, ma una squadra che è andata avanti grazie alle sue qualità. Lui è potuto intervenire poco, perché alcuni giocatori non hanno le caratteristiche che lui richiede. Si è adattato molto bene alla squadra, che a sua volta ha cercato di adattarsi a lui. Sta facendo un buon lavoro, ma prima di giudicarlo servirà aspettare l’anno prossimo quando chiederà dei rinforzi per il suo stile di gioco».

Hanno tenuto banco, in queste settimane, le parole di Giorgio Chiellini nella sua autobiografia. Lei che ha condiviso per anni con lui lo spogliatoio, è rimasto sorpreso dalle sue frasi verso Balotelli e Felipe Melo?

«Fosse uscita in un altro periodo secondo me non ci sarebbe stato tutto questo boom mediatico. È chiaro che quando scrivi un libro, devi metterci dentro qualcosa per vendere le copie. Qualcuno non ha gradito, perché le cose di spogliatoio restano nello spogliatoio a regola. Non ha neanche detto niente di scandaloso, o confessioni che la gente già non sapesse. Di Vidal la gente già sapeva qualcosa, del fatto che quando esce nel tempo libero gli piace ogni tanto ‘sgarrare’. Ognuno nel tempo libero fa ciò che vuole. Chiellini ha anche detto che Vidal è uno dei centrocampisti più forti al mondo, quindi la strumentalizzazione sulle sue parole è stata fatta».

Da un difensore ad un altro, perché ai tempi del Pisa ha potuto vedere da vicino gli albori della carriera di Leonardo Bonucci. Si intravedevano già all’epoca le sue grandi qualità?

«Leo qua a Pisa ha iniziato il suo percorso. L’anno dopo ha fatto benissimo a Bari, vincendo poi il campionato. Alla Juve poi è riuscito ad imporsi come uomo-leader, di grande personalità. Già da giovane si intravedeva che potesse avere queste caratteristiche importanti».

Può stare tranquilla, a suo parere, la Juve con la coppia De Ligt-Demiral per il futuro?

«Credo che siano due difensori forti, ce ne sono pochi così in circolazione… Solo l’esperienza e la continuità nel giocare insieme li potrà portare a diventare dei leader indiscussi di questa difesa».

Per rinforzare la difesa, in vista della prossima stagione, si parla tanto di Emerson Palmieri. È il profilo giusto per alzare l’asticella della rosa? C’è un altro nome che consiglierebbe?

«Sì, Emerson è un giocatore importante, che andrebbe a completare un organico che in quella posizione ha patito un po’ negli ultimi anni. Ci sono stati tanti adattamenti, e ci si è trovati a far disputare 60 partite all’anno ad Alex Sandro che, in molte di esse, se non ci fosse stato nessuno se ne sarebbe accorto perché non aveva quella qualità e quella spinta emotiva che servivano. Trovare un’alternativa ti permette di alzare l’asticella e avere una qualità alta con due giocatori di spessore per ruolo».

Arrivando poi ai suoi ricordi alla Juve, c’è una fotografia alla quale è maggiormente affezionato?

«Stavo proprio riguardando, tra le fotografie e i ricordi sui social, quella semifinale del 2003 in Champions League contro il Real Madrid. Quell’anno, personalmente e di squadra, è stato eccezionale. C’era tanta gioia per aver compiuto un percorso davvero importante».

Le cito tre passaggi storici nella sua esperienza a Torino. Cosa le viene in mente se dico…

  • Finale Juve-Milan a Manchester nel 2003

«Era una partita alla nostra portata, potevamo vincere sia noi che loro. È stata una beffa perdere la finale, ma quando arrivi ai rigori è una vera lotteria. C’era grande emozione nel giocare a Manchester contro un’altra squadra italiana: ricordo l’arrivo delle due tifoserie, l’ingresso allo stadio, una bella festa a livello sportivo. Una finale tutta italiana è particolare, perché la vivi anche fuori dai confini del tuo Paese. Ho avuto la fortuna, nello stesso anno ad agosto, di disputare poi la Supercoppa a New York, sempre contro il Milan».

  • Scudetto 2006

«Ci penso, perché non sai i sacrifici che hai fatto come squadra, come gruppo, come singolo per arrivare ad un risultato sportivo di campo che nessuno ci può togliere. E invece così è stato. L’amarezza rimane perché ti senti detratto di qualcosa che hai realmente conquistato. Lo Scudetto lo sentiamo certamente nostro».

  • L’anno in Serie B nel 2006/2007

«Tra noi c’era grande entusiasmo, perché chi ha accettato di rimanere lo ha fatto con grande motivazione. Il risultato conquistato non era così scontato alla fine, vincendo e recuperando la penalizzazione di punti. Lo abbiamo fatto con grande umiltà, professionismo ed è stato un bellissimo ricordo sportivo. Un po’ meno, però, per quello che è successo l’anno prima e la retrocessione».

Si ringrazia Alessandro Birindelli per la disponibilità e la cortesia mostrate in questa intervista

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