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Bonucci: «Inglesi, questo è stato il vostro errore. Chiellini come Ronaldinho»

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Bonucci: «Inglesi, questo è stato il vostro errore. Chiellini come Ronaldinho». Le dichiarazioni del difensore della Juventus

Lunga e intensa intervista rilasciata da Leonardo Bonucci a The Athletic.

FINALE CON L’INGHILTERRA – «Ricordo l’arrivo in pullman, dentro eravamo tranquilli, sereni, non c’era quella elettricità prima di una partita importante, noi eravamo rilassati c’era la musica. Una volta allo stadio c’erano tanti inglesi che ci insultavano e urlavano contro e noi questa cosa l’abbiamo vissuta con serenità. Li guardavamo con senso di sfida, come dire ‘oggi vi facciamo vedere noi’ prima della partita ho fatto un discorso alla squadra dicendo che se eravamo arrivati fino a li era per lo spirito di gruppo la voglia di sacrificarsi e perché non avevamo mai sentito la pressione. Al contrario la pressione era sulle spalle degli inglesi, noi dovevamo pensare a divertirci e giocare la nostra partita perché poi il risultato sarebbe arrivato. Pure dopo aver preso il gol la squadra ha continuato a fare la propria partita senza lasciarsi impressionare dallo stadio dal risultato. Tra primo e secondo tempo eravamo tutti consapevoli che l’avremmo portata a casa e che un gol l’avremmo fatto. Quando ho segnato credevamo di poterla vincere prima dei rigori. Abbiamo avuto un paio di occasioni aumentando la consapevolezza che potevamo vincerla. Ho visto paura negli inglesi, soprattutto nei supplementari avevano paura di prendere quel gol che li avrebbe messi ko. Poi i rigori sono stati una lotteria, ci hanno premiato ma siamo stati bravi per come li abbiamo tirati».

TORMENTONE IT’S COMING HOME – «Ci ha motivato? Non ci davamo peso fino alla Spagna, poi è cresciuta in noi quella rabbia di dimostrare che non avevano già vinto. Sentirlo ripetere, anche una dichiarazione di Rice che aveva detto che loro erano dieci volte più motivati di noi per vincere in casa. Quelli sono errori che i giovani commettono. Non bisogna mai dire che tu sei più di qualcun altro. Devi metterti sempre a pari livello, profilo basso e nel momento giusto colpire. Quello che abbiamo fatto noi. Non abbiamo mai detto lo vinceremo ma che ci mancava quel centimetro per arrivare in fondo e portare a casa il risultato non abbiamo mai fatto i presuntuosi, siamo rimasti umili ed ha fatto la differenza. Un grande gruppo con un grande allenatore e un grande staff tecnico. Regalare questa gioia a noi stessi, agli italiani, in casa dell’Inghilterra è stato qualcosa di unico».

CHIELLINI – «Mi ha colpito la serenità mentale di Chiellini che ha giocato col sorriso… Ho visto solo un giocatore così, Ronaldinho, un trequartista non un difensore. Ha capito che questo Europeo andava giocato con serenità, era l’ultima possibilità di giocare questa competizione, si è detto che l’unico modo era giocare con serenità e noi dovevamo trasmettere la stessa cosa ai giovani. Tanti sono giocatori importanti ma senza molte presenze a livello internazionale. Il nostro compito era portarli fino alla gara con la massima serenità. Nel pulman c’era musica, si rideva e scherzava. Poi nel momento giusto i leader più carismatici come me o Sirigu mettevano una riga. Ok, da ora non si scherza più. Da quando l’arbitro fischia tutti devono dare tutto. Non c’è più tempo per scherzare. A 34 anni e Giorgio a 37 sappiamo gestire la partita. Con i giovani non succede. Non hanno l’esperienza per farlo ma sapevano che su di noi potevano sempre contare per ma poi bisogna lottare insieme dall’inizio alla fine ed è quello il segreto che ci ha portato a voler stare sempre di più insieme. Non vedevamo l’ora di tornare a Coverciano per fare la grigliata del giorno dopo, per stare tutto il giorno insieme, vedere le altre partite nella sala video a commentare le partite, ridere e scherzare. Sono statti 45 giorni bellissimi, proprio belli».

DIFENSORI POCO RICONOSCIUTI – «Come ho detto prima, attaccanti e centrocampisti geniali fanno vendere i biglietti, divertire la gente, fanno la differenza. È molto più visibile la differenza che fa un attaccante o un trequartista o un centrocampista rispetto a un difensore. Fabio per noi italiani è il simbolo dei difensori, dopo il mondiale del 2006 era giusto che lo vincesse anche se Gigi lo avrebbe meritato da numero uno al mondo e da portiere. È più difficile da difensore, forse Van Dijk è quello che ci è andato più vicino di tutti, se non sbaglio 2 anni fa ma è sempre difficile perché il difensore ruba meno l’occhio del tifoso o del giornalista. Noi siamo operai al servizio della squadra».

DIAS E VAN DIJK – «Questi sono esempi che fanno capire quanto è importante avere un difensore, forte, carismatico e di personalità. Non basta essere forte da dietro devi guidare la squadra, essere da esempio e soprattutto Ruben Dias ha fatto un anno da 10 col City che io guardavo e seguivo per ovvi motivi. Lui ha fatto una grande stagione. Questi risultati che non arrivano quando perdi un difensore importante non è un caso, mostra quanto un difensore serva all’interno di un gruppo. Anche i giornalisti devono cambiare? Sai cosa, anche il fatto che i difensori di un certo livello ci sono sempre di meno, questo alza il valore dei più forti. Quando vuoi un giocatore forte che ti cambia la squadra lo devi pagare. Questi riconoscimenti vengono fatti dagli addetti ai lavori mentre chi giudica e valuta come può fare un giornalista fa piu fatica a vedere il dettaglio che cambia da un difensore all’altro. Magari la scivolata di uno è più importante dell’urlo di un altro quando invece non è così e il mio urlo aiuta il compagno a fare la decisione giusta evitandomi di fare quella scivolata che magari l’altro difensore ha fatto perché non ha previsto cosa accadeva prima».