Bonucci sempre presente in questa Juve: l’evoluzione del difensore bianconero

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Leonardo Bonucci sempre presente in questa Juve: l’evoluzione del difensore nel corso delle sue stagioni in bianconero

Dando un’occhiata in maniera approfondita ai primi numeri all’alba della nuova stagione, Leonardo Bonucci rappresenta l’emblema della neonata Juve di Maurizio Sarri. Per spirito, per mentalità, per leadership esibita in campo: tre prerogative insite nell’identikit del difensore, caricato maggiormente di responsabilità in questo inizio di campionato. L’infortunio di Chiellini, infatti, ha accelerato il percorso di ambientamento di Matthijs De Ligt, permettendo così a Bonucci di vestire una carica ancor più fondamentale al centro della difesa per l’inserimento dell’olandese. E i dati della nuova stagione parlano chiaro…

Bonucci sempre presente in questa Juve: 990′ nelle prime 11 partite

«Piano piano bisognerà cominciare a dare riposo a qualcuno. I parametri di Bonucci sono rimasti su buoni livelli, quindi ha continuato ad andare in campo. Prima o poi bisognerà alternare giocatori anche in linea difensiva». Maurizio Sarri aveva così sentenziato nella conferenza stampa di vigilia alla sfida contro il Lecce, esaltando la condizione fisica di questo avvio del calciatore. Per una linea difensiva che vanta il record di maggior numero di clean sheets totalizzati (4, primato in questa Serie A), c’è un leader alla guida della retroguardia.

Bonucci, infatti, può vantare un traguardo raggiunto nel corso di questi primi mesi nell’era Sarri. Neanche un minuto saltato dal difensore nativo di Viterbo: 990′ messi a referto nell’arco di 11 partite, e una corona condivisa insieme a Skriniar, Handanovic, e Brozovic dell’Inter, Pau Lopez e Kolarov della Roma, Izzo e Sirigu del Torino, Joao Pedro del Cagliari e Skorupski del Bologna. Un dato che riflette il grande valore, non solo in campo ma anche fuori dal campo di Bonucci, volto a iniettare nelle vene dei compagni di reparto più giovani alcuni dettami importanti in difesa.

L’evoluzione di Bonucci: da quinto difensore alla fascia da capitano

Nei giorni scorsi, Bonucci ha confessato a La Stampa un retroscena legato al suo passato. «Quando arrivò Conte, sembra un paradosso ora, ero il quinto difensore per lui. C’era la proposta dello Zenit ed ero lì per firmare, però sentivo dentro di me che qualcosa non tornava: sarebbe stata una sconfitta andare via così. L’ho convinto con il lavoro e quando passammo a tre, non sono più uscito dal campo». Un crocevia importante per la sua carriera, con la scelta di rimanere alla Juve che ha scritto una pagina indelebile della sua carriera.

L’evoluzione del difensore, infatti, è passata dal consolidamento di una linea a tre insieme a Barzagli e Chiellini, diventata il manifesto dei primi Scudetti dell’era Conte e Allegri. Al centro del terzetto, libero di impostare, Bonucci vestiva i panni del regista basso, impostando da vero playmaker l’azione dalle retrovie in caso di marcatura asfissiante su Pirlo in primis e negli anni successivi su Pjanic. Le abilità in copertura dei compagni di reparto permettevano al centrale di muoversi con più libertà in mezzo ma, con il passare degli anni, sono aumentate vertiginosamente le sue capacità nel leggere anzitempo l’azione. Vedasi l’intervento su Higuain in quel Juve Napoli del 13 febbraio 2016, o le poche sbavature delle ultime stagioni. Il passaggio a quattro, poi, ha segnato un’altra evoluzione per Bonucci, che ha saputo adattarsi in maniera differente ad un nuovo tipo di abito tattico. L’intesa con De Ligt si consolida di partita in partita quest’anno: Sarri sorride, evidenziando gli enormi passi in avanti costruiti dalla sua difesa da inizio stagione, tenendo conto di un nuovo assetto dettato dalla marcatura a zona.