Bonucci: «Lione? Essere favoriti non basta per vincere le partite»

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Bonucci: «Lione? Essere favoriti non basta per vincere le partite». Parola al difensore della Juventus verso il match di Champions

Leonardo Bonucci ha parlato a L’Equipe in vista del match di Champions contro il Lione.

LIONE – «Non lo nego siamo favoriti, ma questo non ti fa vincere le partite. Servirà essere lucidi nel nostro modo di preparare la partita. Sarebbe bene segnare a Lione per essere in posizione favorevole al ritorno. Ma hanno uno stadio con un gran tifo, giocatori giovani che avranno voglia di mettersi in mostra contro la Juve. E poi hanno anche un allenatore che ha lavorato in Italia e sa come si preparano questo tipo di partite. Le gare di Champions sono particolari, dove la qualità intrinseca delle squadre conta fino a un certo punto. È questione di mentalità, della musichetta che ti galvanizza. E in Francia ci sono spesso giocatori meno noti e quando li affronti capisci che sono forti, di talento, giovani e che non hanno nulla da perdere. Quindi servirà fare attenzione».

FINALI PERSE – «Provo rammarico per quella persa contro il Barcellona perché pensavamo di averla vinta dopo il pari di Morata e invece Messi ci ha punito. Contro il Real, l’errore è stato di pensare che non fossero più il Real, quando li abbiamo visti in difficoltà nel primo tempo, e invece quando hanno deciso di alzare il ritmo ci hanno messo loro nel dubbio».

RONALDO – «Un giocatore straordinario per tecnica e costanza. Una macchina da guerra. Da quando è a Torino, credo che tutti, osservandolo ogni giorno in allenamento, gli abbiamo preso qualcosa, per migliorarci»

DE LIGT – «È giovane, ha talento, ha sofferto del fatto di essere subito catapultato in prima linea per l’infortunio di Chiellini, ma ha tutte le carte per diventare uno dei più grandi difensori al mondo nei prossimi anni».

MOMENTO – «La concorrenza di Lazio e Inter è un vantaggio anche per la Champions, perché ci obbligano a non mollare mai. Poi comunque in Champions servono due cose: arrivare alle partite di marzo nelle migliori condizioni e un po’ di fortuna».

SARRI – «Mi ha sorpreso per l’intelligenza umana e calcistica. Quando parli con lui capisci perché è arrivato alla Juventus dopo aver fatto un lungo percorso. È uno che sa migliorare le sue squadre. Da noi il contesto è diverso, la pressione anche, ma si è messo in discussione e noi abbiamo accettato un altro modo di vedere il calcio. Il nostro gioco è  cambiato molto. Per esempio in difesa giochiamo ormai solo a zona. Ma ci adattiamo. Non è facile, ma le cose difficili non mi hanno mai fatto paura».

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