Connettiti con noi

Hanno Detto

Buffon: «Ritorno alla Juve? C’è un motivo preciso». E su Szczesny…

Pubblicato

su

Gigi Buffon racconta il suo ritorno alla Juve, svelando alcuni retroscena sul suo ruolo e su Szczesny. Le parole

Gigi Buffon, ai microfoni di Juventus TV, racconta la vittoria contro il Sassuolo e parla del suo addio.

RIGORE – «Calcio di rigore decisivo? Non so se è stato decisivo, eravamo agli inizi. Magari avremmo ripreso in mano la partita, nella vita e nello sport non ci sono controprove. Ci ha agevolato».

VITTORIA – «Vittoria voluta, cercata. Vittoria anche di sofferenza e umiltà. Se vieni in questo stadio con questa squadra a fare il gradasso e il superficiale, ti arriva la pettinata che ti cappotta in maniera definitiva». 

CHAMPIONS – «Tre partite importanti, certo. Ci giochiamo tantissimo. Sappiamo che non dipende tutto da noi, ma dobbiamo fare in modo che i tanti rimpianti accumulati fino ad oggi rimangano tali e non se ne sommino altri». 

ADDIO – «Penso che sia stata una seconda esperienza per me molto bella. Mi sono messo alla prova anche come uomo. Accettare, a 41 anni di fare il secondo è la dimostrazione totale che il mio rispetto nei confronti della Juve, dei compagni e della società sarà sempre totale perché sono sempre stato di supporto e a supporto della causa, cercando di dare positività. Mi è stato chiesto e l’ho fatto volentieri. Perché voglio bene alla Juve, ai miei compagni, a Tek che è un grandissimo portiere che merita di giocare. Ed era un esame mio come uomo per dimostrare che affidabilità come persona. Penso che su questo non si possa dire niente». 

STIMOLI – «Mi metto alla prova perché ogni tanto gli stimoli te li devi creare da solo. Ho sempre fatto così e continuo in questo modo. Altrimenti non avrei una motivazione per continuare a giocare. Mi sento ancora bene, importante in qualsiasi gruppo sia stato. I ragazzi si fidano e lo percepisci. Poi ho detto: alla fine, volevo sapere perché non ho mai fatto il secondo, sono stato in panchina. Tanti portano negatività in panchina, volevo pesarmi e sono felice perché ho risposto come potevo rispondere. So che mi posso fidare di me».