Calcio femminile, vice presidente Uefa: «Italia cresciuta, ma ancora indietro»

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Il direttore generale della Federcalcio, nonché vice presidente dell’Uefa Michele Uva, ha parlato della situazione del calcio femminile in Italia

Il calcio femminile in Italia ha vissuto momenti duri quest’estate. La lunga querelle tra Lega Nazionale Dilettanti e Figc ha portato ad uno sciopero dei club che ha causato il rinvio del campionato e della Supercoppa. Adesso che è stato trovato un accordo tra le due parti, è tempo di far parlare il campo. Il direttore generale della Federcalcio Michele Uva, che ricopre anche il ruolo di vice direttore all’interno dell’Uefa, ha parlato del movimento calcistico femminile in Italia, sottolineando tutta la buona volontà degli ultimi anni, ma ammettendo che c’è ancora un po’ di strada da fare. Ecco un riassunto delle sue dichiarazioni.

ITALIA INDIETRO, MA LA SPERANZA ESISTE –«Se guardo le altre nazioni, mi rendo conto che dal punto di vista culturale siamo ancora indietro. Il calcio ha delle potenzialità straordinarie, siamo cresciuti tantissimo in questo ultimo periodo nel numero delle tesserate, soprattutto da quando la Figc ha voluto inserire l’obbligatorietà. Il professionismo delle donne è un obiettivo a medio e lungo termine, ma potrà entrare in atto solamente quando il sistema sarà stabile, ovvero quando ci saranno basi solide. Dal punto di vista culturale noi vogliamo credere molto sulle potenzialità che possono esprimere le donne».

LE DONNE SONO IL FUTURO – «Lo sport ha bisogno di un mix tra donne e uomini. Questo è il bello dello sport, pensare che in futuro ci potrà essere una straordinaria interazione tra uomini e donne. Per me questa interazione esiste e potrà portare alla crescita sociale di un intero popolo. Il calcio in Italia ha bisogno di calcio femminile, penso che sia il futuro del calcio italiano. Le donne non ci porteranno solo un numero di tesserate. Il calcio femminile servirà al maschile, ma anche alla società. Le potenzialità e la buona volontà ci sono, e adesso ci sono pure gli investimenti».

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