
Calzona in un’intervista ai microfoni di Tuttosport si è soffermato sulla Juventus e sulle difficoltà della squadra bianconera
L’ex tecnico del Napoli Calzona, forte di un’importante esperienza quadriennale sulla panchina della Slovacchia, offre una lucida panoramica sullo stato di salute del calcio italiano, tracciando un bilancio sulla Juventus ai microfoni di Tuttosport.
Interrogato sul momento vissuto dai bianconeri dopo il pesante passo falso di Genova, l’allenatore individua subito il principale problema strutturale: «Una sola cosa: devono dare continuità, cambiano tutto troppo spesso. La storia dice che devono partire per vincere, ma bisogna essere onesti: la Juve di oggi non è competitiva come l’Inter e nemmeno come il Napoli, per esempio. Bisogna avere anni per costruire: lo vedete l’Arsenal? Devono andare anche oltre le pressioni. Non basta un anno, ci vuole tempo. Prima Sarri, poi Pirlo, Allegri, Thiago Motta, Tudor e ora Spalletti: non si possono bruciare tutti questi allenatori».
Approfondendo i temi di mercato e le carenze della rosa bianconera, l’allenatore individua in Raimondo il giocatore che manca alla Juventus: «Vede la giocata prima degli altri: protegge palla, fa la guerra coi difensori, è completo e lo vedo già pronto anche per un salto così. È veramente un serpente».
Il tecnico si sofferma poi sul legame professionale con Luciano Spalletti, insieme al quale ha condiviso un percorso intenso a Napoli: «È stato un piacere lavorare con lui perché ho imparato tantissimo, specialmente nella gestione: è un allenatore che dedica anima e corpo alla squadra, lavora 24 ore al giorno in funzione del club, tiene tutto sotto controllo personalmente. È un allenatore di grandissimo livello, perché specialmente nei grandi club non è facile avere tutto sotto controllo».
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Un capitolo speciale è dedicato alla celebre squadra dei 91 punti guidata da Maurizio Sarri, paragonata indirettamente al blasone economico e sportivo della Juventus di quegli anni: «Noi ogni anno compravamo calciatori da far diventare forti, mentre la Juve vinceva campionati e comprava campioni. Era una lotta impari e arrivare così vicini a loro è stata una vittoria. Noi compravamo i giocatori dall’Empoli, mentre la Juve acquistava i giocatori dal Barcellona o dal Napoli. Ma noi ci divertivamo a vedere quella squadra dalla panchina»..
Infine, Calzona rievoca il turbolento addio di Gonzalo Higuain, ceduto proprio ai bianconeri: «Lui era poco sereno perché c’era questa clausola che non dava la possibilità di opporsi e noi dello staff l’abbiamo saputo all’ultimo. Ma sarebbe stato difficile trattenerlo, perché capisco che andare alla Juve in quel momento per lui poteva sembrare un passo in avanti. E poi anche lui aveva qualche problema con la società».