
Zazzaroni attraverso le pagine del ‘Corriere dello Sport’ ha preso le difese di Luciano Spalletti. Le sue parole
Il noto giornalista Zazzaroni ha firmato un incisivo editoriale sulle pagine del Corriere dello Sport, focalizzando la propria attenzione sul clima che precede sfide di cartello come Juventus-Napoli e il duello tra panchine storiche. Al centro della riflessione non vi è tanto l’aspetto tattico o agonistico, quanto un tema etico profondo: «La prima cosa che mi è venuta in mente pensando a Juve-Napoli, a Spalletti-Allegri, non è stato il calcio, bensì il concetto di rispetto. Meglio, l’intollerabile, poiché vergognosa mancanza di rispetto nei loro confronti».
Il giornalista punta il dito contro il cortocircuito generato dalle piattaforme digitali e dal loro impatto sul mondo dell’informazione tradizionale. Viene evidenziato come troppi utenti e commentatori confondano il diritto di critica con la delegittimazione sistematica di professionisti con decenni di carriera alle spalle.
Secondo Zazzaroni, chi attacca lo fa spesso spinto da motivazioni superficiali e opportunistiche: «Professionisti che hanno attraversato tutti i cambiamenti senza restare mai indietro, ma che per il ruolo che ricoprono sono costretti a subire attacchi violenti e stupide lezioni da soggetti senza arte né parte, ex calciatori dal valore insignificante, talenti solo parzialmente espressi, tutti a caccia di consensi, di un like, di un contrattino. Di un riconoscimento pubblico. Di luce. E denaro».
L’analisi prosegue evidenziando come la povertà di argomenti venga regolarmente mascherata dall’aggressività verbale. «L’ignoranza naturalmente prevale: chi non è in grado di sviluppare una critica sensata la risolve offendendo, picchiando durissimo perché se non picchi durissimo non ti caga nessuno», sottolinea il giornalista. Tra i termini più abusati compaiono etichette denigratorie come “bollito”, “finito” o “fallito”, smentite però dai fatti del campo e dalle reali dinamiche del rettangolo verde.
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Scendendo nel merito della gestione tecnica, Zazzaroni difende la complessità del lavoro degli allenatori, ricordando che il rendimento è strettamente legato al potenziale della rosa e alla gestione di calendari fittissimi. Per rendere l’idea della sproporzione tra le critiche ricevute e lo spessore dei protagonisti, il giornalista utilizza una metafora cinematografica molto calzante: «Io penso che tentare di insegnare calcio a Spalletti o Allegri sia come suggerire a Scorsese le scene di un film. Anche Scorsese può sbagliare il film una, due, tre volte prima di tornare a essere Scorsese».
In vista dello scontro diretto, la disamina del direttore del Corriere dello Sport si conclude con un amaro risvolto umano e culturale, arricchito da una citazione d’autore: «Tra Lucio e Max ne resterà verosimilmente uno solo domenica sera. Sul perdente scenderà la solita pioggia di guano: il vero sconfitto sarà tuttavia il calcio, ucciso dalla maleducazione, dall’egotismo, dai personalismi, dal narcisismo. Dalla frustrazione di non poter essere mai il bersaglio». Infine, richiamando il pensiero di Emma Goldman, Zazzaroni suggella il pezzo con una constatazione lapidaria: «Qualcuno ha detto che ci vuole meno sforzo mentale a condannare che a pensare. Quanta verità nelle parole di Emma Goldman. Ormai l’ignoranza è diventata un punto di vista».