Carnevale bianconero: la risata è d’obbligo

andrea fortunato
© foto www.imagephotoagency.it

Febbraio vuol dire Carnevale. Dopo il grigio e freddo mese di gennaio, febbraio ci regala aria già primaverile e, soprattutto, un sano periodo di svago e divertimento. Come tradizione vuole

Qualunque sia la nostra indole, il pensiero del Carnevale ci riporta all’infanzia, alla golden age di scherzi, mascherate, carri e stelle filanti. L’automatismo mentale è indubbio: il Carnevale significa per tutti pausa dalla quotidianità, periodo di giochi, di travestimenti, di baldoria consentita. Almeno una volta all’anno possiamo fingere di essere qualcun altro e dare libero sfogo alla fantasia e alla voglia di divertimento. Dimenticando – forse – gli affanni di tutti i giorni.

Gli amici juventini, poi, quest’anno hanno qualche ragione in più per ridere e per festeggiare. Lasciando da parte scaramanzie e timori, che non portano affatto bene, l’imperativo è aprirsi alle emozioni che ci sta regalando la Juventus e godersi un grande Carnevale. Si vive il momento e magari, vista l’imminente sfida di Champions, lo si vive brindando con un bel bicchiere di “porto“. Pensando positivo e voltando le spalle a paranoie e problemi. Questo è lo spirito del Carnevale.

Del resto, ce lo insegna la storia. Il Carnevale moderno, con tutte le sue sfaccettature, non è che la rivisitazione dei Baccanali dell’antica Roma, le feste in onore del dio Bacco, quintessenza dell’allegria sfrenata. Durante i Baccanali la gente, allegra e ubriaca, si riversava nelle strade, danzava e amoreggiava liberamente, con la complicità del vino in corpo e delle maschere sul viso. Festa del riso e dell’oblio per eccellenza, celebrazione del mondo alla rovescia e della sospensione del giudizio, ma pur sempre festa religiosa in onore di un dio. Con l’affermazione del cristianesimo, questa festa ha perso il suo carattere sacro e rituale, per divenire solo più una forma di divertimento popolare. Concessa, ma solo fino alla Quaresima, quando comincia il periodo del digiuno e della penitenza. Sembra proprio che il suo nome alluda a questo fatto: “carnem vale!” ossia “addio, carne”: l’ultimo saluto alle succulente pietanze di origine animale, prima dei fatidici quaranta giorni di astinenza.

Cavalcando secoli e alterne vicende, il Carnevale è giunto fino a noi, con tutte le sue tradizioni ricche di storia e di leggenda. Ogni paese, ogni città, ogni Carnevale ha i suoi costumi e personaggi caratteristici, i suoi riti e rituali, gli irrinunciabili cibi, anche il suo calendario. E il bello del Carnevale è che, a qualunque latitudine, la parola d’ordine è sempre una: DIVERTIMENTO. Ogni scherzo vale, ci si maschera, ci si traveste, si mangia a crepapelle, si cerca di ridere e dimenticare, forse per scongiurare le paure. Per dare libero sfogo agli istinti e alla creatività.

E allora che buon Carnevale sia, amici juventini, con tante stelle filanti… bianconere!

“Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra.” (Sant’Agostino)