
«Si faccia sentire con gli arbitri come a Sassuolo! Assurdo spendere 50 milioni per Kolo Muani»: Carnevali applaudito, ma qualche azionista si lamenta
Gli azionisti apprezzano le prime parole di Giovanni Carnevali e la volontà di rimettere il calcio al centro del progetto, ma chiedono fatti e una società capace di far sentire il proprio peso. L’assemblea diventa un processo agli ultimi cinque anni, tra campagne acquisti sbagliate, mancanza di identità e un atteggiamento giudicato troppo remissivo. La pazienza, per molti, è quasi finita. Paolo Carones fotografa il malessere: «Sembra di vivere continuamente il Giorno della Marmotta: fino a quando dovremo andare avanti così?». Riconosce a Comolli il merito di aver definito fallimentare il recente percorso, ma guarda avanti: «Le parole del nuovo amministratore delegato ci restituiscono fiducia: finalmente abbiamo sentito parlare di calcio e di programmi. Adesso bisogna recuperare l’appeal e il prestigio della Juventus». Lo riporta Tuttosport.
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Il tema dell’identità attraversa vari interventi. Gambacorti chiede una Juventus più combattiva sul fronte arbitrale, citando la partita contro l’Inter, le ammonizioni di Kalulu e il rigore non concesso per un fallo su McKennie proprio nell’ultima sfida a San Siro coi nerazzurri: «Quando era al Sassuolo, Carnevali si faceva sentire eccome. Adesso vorremmo vedere lo stesso atteggiamento». Andrea Danubi insiste: «Alla Juve siamo tutti troppo timidi. Basta essere passivi». Carones chiama in causa Ferrero: «Reagisca e dica qualcosa di bianconero».
Le critiche più dure riguardano campo e mercato. D’Orazio non usa giri di parole: «Basta sbagliare ogni anno le scelte. Comprate giocatori e poi uomini». Nel mirino alcuni investimenti: «Trovo assurdo pensare di spendere 50 milioni per Kolo Muani: avremmo dovuto prendere un centravanti capace di garantire venti gol a stagione». E ancora: «Chi perde contro Sassuolo o Genoa non può essere considerato da Juve». L’azionista Mosso contesta la mancanza di un’identità di gioco: «Le prime quattro squadre del campionato giocano tutte molto meglio di noi». L’Europa League diventa così un possibile salvagente. L’azionista chiede anche perché Alessandro Del Piero, «un simbolo della juventinità», non venga coinvolto nel club. Sul tavolo pure i conti e il rapporto con Tether. Ferrero chiarisce a Campagnola: «Tether è il nostro secondo azionista ed è attento alle attività della società. Al momento non ci sono iniziative comuni, ma resta un azionista importante». Cerrato, in risposta agli azionisti, rivendica la razionalizzazione dei costi: «Abbiamo ottenuto riduzioni significative nell’area sportiva. Lo stesso lavoro è stato portato avanti anche nell’area corporate».
Carnevali illustra la strategia per il settore giovanile: «Attualmente abbiamo 20 Academy Juventus, di cui 14 in Piemonte e 6 nel resto d’Italia: stiamo cercando i partner giusti per noi tra le società dilettanti». Bava – munito di torcia da speleologo – invita a investire sui ragazzi: «Basta mercenari. È arrivato il momento di tornare a credere davvero nel nostro vivaio». Le controrepliche confermano il clima frizzantino. Spinelli chiede quale posizione assumerà la Juventus dopo l’archiviazione del procedimento sulle plusvalenze, mentre Danubi difende la Curva nella vicenda Mazzola risalente a Juve-Atalanta: «Io rispetto chi mi rispetta, ma l’ex capitano dell’Inter non l’ha fatto». Il coro unanime degli azionisti è uno soltanto: ritrovare una Juve riconoscibile, dentro e fuori dal campo.