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Chiellini predica calma: «Abbiamo bisogno di tempo. Tutto è ancora possibile…»

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Chiellini ha parlato del momento della Juventus dopo il ritorno di Allegri. Le dichiarazioni del capitano bianconero

A dialogo con il giornalista Maurizio Crosetti, durante l’evento ​Italian Tech Week 2021, Giorgio Chiellini ha parlato di Juventus e non solo. Ecco le sue dichiarazioni raccolte da Repubblica.

JUVENTUS – «Come in tutte le cose serve del tempo per trovare un nuovo equilibrio. Quando ci sono scossoni ci vuole tempo per riassestarsi. Nel mondo di oggi non c’è pazienza e non c’è tempo. Bisogna cercare di ottimizzare questo tempo, ma ci vuole pazienza. Dobbiamo mantenere equilibrio, tenere la nave anche in un mare di tempesta. Tutto ancora possibile? Sì, la nave arriverà in porto, con tanto sacrificio e lavoro».

NAZIONALE – «Non mi aspettavo di diventare il meme dell’estate».

SOCIAL – «La vita social nel calcio la uso per tenermi vicino ai tanti fan e per condividere i messaggi che ci tengo a far recapitare all’esterno. Ma sono una persona che ci tiene a mantenere un po’ di privacy».

DATI – «La sera prima di una partita passo trenta minuti a studiarmi dati e video degli avversari. Tanti anni fa questo non sarebbe stato possibile. Li uso per vedere come sto, per misurare le prestazioni».

OBIETTIVO MONDIALE – «Potrei anche esserci, adesso sto bene, ma bisogna pensare al presente».

CALCIO E TECNOLOGIA – «Mi piace tenermi informato, aggiornarmi, sono appassionato di tecnologia. Nel mondo del calcio ho sfruttato tutto l’avanzamento tecnologico, dei dati e dei video su me stesso, se sto ancora giocando è grazie all’uso dei gps per esempio, che ci danno live i dati dell’allenamento. Nella preparazione delle partite pure, con i match e i video analyst e io li sfrutto molto, la sera prima della partita passo 30-40 minuti a studiare video e situazioni degli avversari. Anni fa questo non era possibile. Sono poi mezzi importanti per lo scouting, ti danno dati oggettivi che un acuto osservatore può sfruttare per il proprio lavoro». CONTINUA –  «Per lo studio degli avversari i video sono importanti. Ci sono tante applicazioni famose che ti danno azioni particolari in particolari circostanze. Poi la cura della persona, della performance, della prevenzione… Ci sono mille dati, se uno vuole capirli può utilizzarli anche per durare di più».

INFORTUNI – «Mio padre è chirurgo. Anni fa se ti facevi male al ginocchio ti aprivano tutta la gamba, ora con l’artroscopia bastano 3 buchi per sistemare tutto. Gli interventi sono sempre meno invasivi, anche se poi i tempi biologici restano perché non si può andare contro natura».

VAR – «Ogni forma di avanzamento tecnologico ha bisogno di tempo per essere accettato, ma porta miglioramenti nello sport e nella vita. Le nuove generazioni, quando giocano a calcio, si divertono a far finta di utilizzare il VAR. Questo fa capire che se per noi è strano, per le nuove generazioni sarà normale. E’ l’evoluzione della specie, l’evoluzione del calcio, sono cose fisiologiche. Se e quando saranno negative si potrà tornare indietro e cambiare, ma non sperimentare sarebbe un errore».

EUROPEI – «Emozioni indescrivibili, che ci hanno legato l’un l’altro ancora di più. Resterà indelebile nella nostra storia e nella storia del calcio italiano, iniziamo adesso ad assaporare quello che abbiamo fatto. A 37 anni, con la vittoria internazionale che mancava, farlo con la maglia della Nazionale ha un valore incalcolabile».

SPORT ITALIANO – «L’abbiamo vissuta insieme a Berrettini, il pomeriggio lo stavamo guardando. Poi ho riposato, perché la sera avevo un po’ di impegni… Abbiamo lanciato un’estate indimenticabile per lo sport italiano, non so quanto mai realizzabile nuovamente. Avevo conosciuto anche il gruppo della scherma, anche loro qualche medaglia l’hanno portata. Avevo parlato con Bebe Vio, ho sentito Tortu… Ci siamo caricati a vicenda e abbiamo condiviso le gioie col popolo italiano».

La prima partita Roma col pubblico? «Noi abbiamo giocato la prima col pubblico e risentire l’affetto di tutti, l’entusiasmo del popolo italiano, di un’avventura che stava salendo… Era un tam tam continuo, nello stato mentale in cui eravamo ci galvanizzava. Per raggiungere certi risultati serve andare anche oltre l’ordinario. Siamo una buona squadra, ma non eravamo certamente quelli più forti».