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Chiellini: «Alla Juve ho dato e ricevuto tanto. Futuro? Prometto una cosa»

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Chiellini è intervenuto ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Di seguito le dichiarazioni dell’ormai ex difensore della Juventus

Giorgio Chiellini è intervenuto in esclusiva ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Di seguito le parole dell’ormai ex difensore della Juventus.

FINALE A WEMBLEY – «Ricordo che all’intervallo, anche se eravamo sotto di un gol, dissi ai miei compagni di stare tranquilli, di giocare e di tenere palla. Ero sicuro che se non ci fossimo esposti al loro contropiede l’avremmo ripresa. Noi eravamo sereni e sentivamo la loro paura».

RITIRO – «A dicembre 2020, quando arrancavo e faticavo per recuperare dall’infortunio al crociato e non sapevo se sarei riuscito a strappare la convocazione, un pensierino l’avevo fatto. Mi dicevo: “Arrivo all’Europeo e poi smetto”. L’emozione del trionfo invece mi ha dato la spinta giusta per provare ad arrivare fino al Mondiale».

ANCORA IN CAMPO – «Quest’anno ho giocato le gare che avevo messo in conto, una ventina circa, e sono felice di averle fatte al livello che desideravo. Non mi sentivo così bene da prima dell’infortunio, però penso che sia il momento giusto, perchè il crollo arriva in un attimo e sia la Juve sia la Nazionale hanno bisogno che qualcuno riempia il vuoto lasciato da me: servirà a far fare il salto di qualità ai giocatori più giovani».

POST EUROPEO – «Abbiamo cannato la prima partita con la Bulgaria, che è arrivata troppo presto. Io avevo 20′ nelle gambe, i giovani al massimo una partita e mezzo. Quel pareggio ha compromesso tutto il percorso e poi siamo arrivati ai match decisivi senza giocatori importanti. La Nazionale ha un bacino ampio ma in una squadra che ha già le sue alchimie le assenze le paghi. Il successo di Wembley è stato inebriante, forse abbiamo pagato anche quello. In Portogallo potevamo anche perdere, ma dovevamo arrivarci. La sconfitta con la Macedonia non è accettabile».

MANCINI – «È l’uomo giusto per portare avanti questo progetto, valorizzando ancora di più i ragazzi, che ci sono già ma adesso aumenteranno. La crescita è fisiologica e loro hanno bisogno di tempo: penso a Locatelli, che se avessimo fatto l’Europeo nel 2020 non avrebbe mai giocato, invece è stato importante. Prendete Tonali: da un anno all’altro è diventato un altro giocatore. Io avevo visto qualcosa dentro di lui fin dalla prima volta che venne convocato in Nazionale, sono contento che sia venuto fuori».

BASTONI – «Alessandro è mancino come me e sta diventando sempre più forte a livello internazionale, deve solo avere il tempo di maturare e imparare dai suoi errori, come ho fatto anche io. I frutti del lavoro fatto nei settori giovanili negli ultimi 10 anni si vedono: i difensori a livello tecnico hanno una base altissima, però non bisogna perdere le caratteristiche che ci hanno sempre distinto, come la capacità di marcare».

SUAREZ – «Mi ha sempre fatto impazzire, in campo ma anche di piacere. Ci giocai contro la prima volta nel 2010, quando era all’Ajax, e ho visto subito qualità da attaccante vero. Affrontarlo è stimolante, ha una malizia e una scaltrezza non comuni, devi inventarti sempre qualcosa per fermarlo».

CASSANO – «Io sono sempre stato innamorato di Cassano. È un talento pazzesco, gli sono mancate la costanza e la pazienza: purtroppo sono doti che non gli appartengono. Mi sono sempre trovato bene con lui, pure in mezzo a tutte le sue esuberanze».

BONUCCI – «Bonucci vive ora quello che ho passato io con Gigi: la gioia di raggiungere il traguardo sognato ma anche la consapevolezza che gli mancherà un sostegno. Io, Buffon, Bonucci e Barzagli siamo tutti diversissimi, ma il pregio di ognuno è stato amare i difetti degli altri, accettarli e mascherarli. Siamo stati bravi a completarci, ognuno di noi ha beneficiato della presenza altrui in campo e fuori. Senza gli altri accanto siamo stati meno forti».

FUTURO – «Dalla Juve ho avuto tanto e ho dato anche tanto. Mi piacerebbe fare un’esperienza più leggera, anche di vita, per staccare la spina e tornare più carico. Fare il dirigente è molto impegnativo, bisogna prepararsi e studiare. Torino ormai è casa per la mia famiglia, torneremo sicuramente a vivere qui».

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