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Juve, non ho visto Cristiano Ronaldo

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Cristiano Ronaldo era il più atteso della Juve contro il Porto: con lui bianconeri fuori una volta ai quarti e due agli ottavi di Champions

La Juve non è solo Cristiano Ronaldo. Ma è anche Cristiano Ronaldo: il calciatore in attività più forte del pianeta. Con lui il sogno della Champions è diventato un obiettivo, con lui nelle ultime stagioni non si è mai messo piede in semifinale: fuori ai quarti nella prima annata con Allegri, fuori agli ottavi la scorsa stagione con Sarri e questa con Pirlo. Contro il Porto CR7 è stato tra quelli più in ombra, di fronte alla sua grandezza il peggiore in campo.

Ci ha provato Chiesa a fare le cose in grande, per poco non vi è riuscito anche Cuadrado e Rabiot ha tenuto accese le speranze fino all’ultimo. Non è bastato. Alla fine dei conti la presenza assente di Cristiano è pesata e ha fatto la differenza, questa volta in negativo. La Juve però non è solo CR7, come si diceva. E allora l’ennesima disfatta europea va prima inghiottita e digerita, prima di fare un’analisi approfondita con la necessaria lucidità: aspetto che in casa Juve non è mai mancato.

Si parte da un presupposto che ha svelato Pirlo in conferenza stampa, dopo un breve ma significativo confronto con Agnelli: «Abbiamo parlato a fine partita, mi ha detto che il progetto è appena iniziato, da qui si va avanti. I giocatori nuovi hanno la personalità da Juventus e da qui si riparte». E si passa a una valutazione più ampia che va ben oltre l’allenatore e mette sotto esame tutti i livelli.

Rosa ampia ma non completa in tutti i reparti: manca un regista

Sulla squadra, per esempio, c’è da risolvere una volta per tutte il problema di una rosa ampia ma non profonda: diversificata sulle caratteristiche nei vari reparti ma incredibilmente scoperta in alcuni ruoli strategici, in particolare a centrocampo, dove manca un regista. E poco c’entra col calciomercato che la scorsa estate ha messo dentro elementi che hanno già dato degli ottimi riscontri.

La squadra del futuro sta già mettendo radici, cresce e si misura coraggiosamente, anche se a tratti emergono grossi limiti sull’esperienza che solo il tempo potrà snellire. Sono i valori aggiunti del presente, invece, che dovranno ancora tenere le redini provando a non chiudere così presto la stagione.

Questa Juve ha il dovere di provarci in campionato, e deve ritrovare la voglia di fare la Juve in Serie A, nonostante il ritardo in classifica sull’Inter. Avrà anche l’opportunità di aggiungere un altro trofeo oltre alla Supercoppa, giocando la finale di Coppa Italia con l’Atalanta. Ed è evidente non siano questi gli obiettivi che esaltano se le aspettative sono legate a un campione come CR7. Ma vincere non è mai facile, e neanche così scontato. Specie se nei momenti decisivi della stagione i fuoriclasse spengono la luce.

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