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Cucchi: «Di Maria e Pogba portano qualità per Vlahovic» – ESCLUSIVA

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Il giornalista Riccardo Cucchi in esclusiva per Juventusnews24 analizza la situazione della Juve tra passato, presente e futuro

Il giornalista Riccardo Cucchi, ex storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto, analizza a 360 gradi la situazione della Juventus tra passato, presente e futuro all’insegna del mercato.

Le sue dichiarazioni in esclusiva per Juventusnews24

Quale giudizio dà alla stagione della Juventus chiusa senza trofei dopo 10 anni?

«Quando si parla di Juventus bisogna sempre cominciare da un dato. La Juventus deve vincere perché ha come Dna, patrimonio culturale e storia societaria la vittoria. E’ chiaro e evidente che un anno senza trofei appare deludente al gruppo dirigente e ai tifosi bianconeri. Non mi sento di parlare di fallimento per una semplice ragione. Ciò che è successo quest’anno è una diretta conseguenza di ciò che è stato fatto in maniera poco lucida negli anni precedenti, dall’abbandono del primo Allegri agli arrivi di Sarri e Pirlo. Ed è strano, perché la Juventus si è sempre caratterizzata nella sua storia per la lucidità delle sue scelte. Anche la campagna acquisti/cessioni non è stata particolarmente brillante. La crisi parte da lì, è maturata e si è concretizzata quest’anno con il ritorno di Allegri che ha un compito difficile, ma dal prossimo avrà una Juventus anche pensata da lui e non soltanto una squadra che ha trovato».

La difficoltà di Allegri è il fatto di aver trovato una squadra non costruita da lui e che non è riuscito a gestire al massimo?

«Secondo me lui ha fatto bene. So che ci sono molte critiche da parte dei tifosi verso il suo lavoro, ma lui ha capito la situazione che aveva di fronte e soprattutto ha capito molto bene che il centrocampo della Juventus di questa stagione non era all’altezza delle aspettative. La squadra che ha preso in mano prendeva tantissimi gol. Allegri ha sistemato la difesa e ha messo il centrocampo come seconda barriera protettiva più che pensare ad un centrocampo propositivo. Poi grazie all’impegno della società a gennaio è arrivato Vlahovic, l’attaccante che mancava. Con lui ha fatto meglio. Non era scontato che la Juventus riuscisse quest’anno a raggiungere il quarto posto, ma c’è riuscita ed ha la garanzia di giocare la prossima Champions League. E’ ovvio che si sta lavorando per rinforzare la squadra e creare un centrocampo che sia all’altezza della Juventus».

A tal proposito, sembra ormai fatta per il ritorno di Pogba a Torino. E’ il colpo giusto per la mediana?

«La qualità del giocatore è indiscutibile, lo sanno benissimo gli juventini perché Pogba l’abbiamo conosciuto grazie al fatto che la Juventus lo ha portato da giovane in maglia bianconera. Nel frattempo è maturato. Credo che lo stesso giocatore voglia tornare alla Juventus. Sono certo che sia uno cui si può lavorare molto bene rafforzando la capacità creativa del centrocampo e soprattutto aggiungendo qualità tecnica. Secondo me uno dei grandi problemi della Juventus e del calcio italiano degli ultimi anni è la scarsa qualità di giocatori».

La qualità non manca di certo a Di Maria, anche lui nel mirino della Juventus. Cosa porterebbe l’argentino alla squadra di Allegri?

«L’abbiamo visto all’opera con la maglia dell’Argentina e ha impressionato tutti, anche se lo conoscevamo già. E’ un giocatore straordinario e di estrema qualità, malgrado gli anni. Sono convinto che possa essere un acquisto eccezionale. Bisogna tener conto che il calcio italiano vive una crisi finanziaria e tutte le squadre sono alle prese con una “battaglia” per mettere a posto i bilanci. Bisogna quindi comprendere che le scelte che verranno guarderanno all’aspetto finanziario ed economico. Detto questo, se la Juventus non ha segnato molto pur avendo acquistato il miglior centravanti giovane in circolazione, molto dipende dal suo centrocampo. Gli attaccanti segnano se sono ben forniti. Molto spesso Vlahovic ha faticato nel corso delle partite ad avere palloni realmente utili per poter esprimere la sua qualità. L’inserimento di Pogba a centrocampo e di Di Maria aumenterebbe il potenziale di Vlahovic».

Che idea si è fatto sulla rottura tra Dybala e la Juve? L’Inter è la squadra giusta per il suo futuro?

«Io amo molto Dybala. Essendo innamorato del calcio non posso non amare un giocatore di qualità come lui. Tra l’altro ho cominciato a conoscerlo agli esordi, l’ho visto e raccontato quando è arrivato a Palermo grazie all’intuizione geniale di Zamparini. E’ un gran giocatore. Secondo me si sono commessi molti errori da parte dello staff manageriale di Dybala che della Juventus Il punto di rottura è stato l’ingaggio. In questi giorni ho letto che Arrivabene abbia certificato che da questo momento in poi non si potrà andare oltre un tetto di ingaggio ed è giusto farlo perché i bilanci sono importanti. Io credo che la richiesta troppo alta di Dybala e il fatto che si sia ”tirata la corda” troppo a lungo fino a spezzarla è stato un errore sia di Dybala e dei suo manager che della Juventus. Dybala ha dimostrato di essere molto attaccato alla squadra bianconera. Le lacrime dell’ultima allo Stadium erano assolutamente sincere. Lui avrebbe voluto continuare a giocare alla Juventus e allora, secondo me, bisognava lavorare sull’ingaggio. Come? Abbassando le pretese. Io credo sia giusto che ogni tanto i giocatori si facciano suggerire le scelte dal cuore più che dal portafoglio. Se avesse voluto rimanere davvero alla Juve, avrebbe potuto abbassare le sue pretese. E’ un peccato. Ne beneficerà la squadra che lo acquisterà. Sembra che la prospettiva sia che vada all’Inter. Non potrà che fare bene nella squadra di Inzaghi».

La Juve ha perso anche il capitano Chiellini. Come si sostituisce un giocatore così?

«E’ un giocatore che non si sostituisce per una ragione molto semplice. Considero Chiellini come l’ultimo marcatore nella storia del calcio contemporaneo, ha i fondamentali del marcatore e non solo quelli. Lui è partito esterno prima di diventare centrale difensivo, quindi aveva capacità di spinta. E’ forse l’ultimo dei giocatori italiani con i fondamentali giusti del difensore. Le sue chiusure sono memorabili, non lasciava spazio agli attaccanti che marcava. Nel calcio contemporaneo ci sono tanti buoni difensori. De Ligt è uno dei giocatori più importanti arrivati in Italia ed è uno dei difensori migliori in Europa e nel mondo. Però non hanno maturato, per ragioni di evoluzione del calcio, i fondamentali tipici del marcatore di una volta. Oggi al difensore si chiede di impostare e spingere in avanti. Lo facevano in passato giocatori importanti come Scirea. Ma il fondamentale nella marcatura si è un po’ smarrito in Italia e nel mondo. E’ meno importante, oggi, avere difese solide. Si tende a segnare di più che ad incassare di meno. Il Manchester City di Guardiola ce lo insegna. Io credo che il fondamentale difensivo appartenga ancora al patrimonio culturale del calcio. Non sarà facile sostituire Chiellini né nella Juventus né in Nazionale. De Ligt è una conferma e non ha bisogno di dimostrare molto di più perché è fortissimo, così come Bastoni e Koulibaly del Napoli. Però Chiellini è davvero insostituibile. E’ davvero l’ultimo dei difensori».

Fronte Lazio, invece, che futuro si prospetta per Milinkovic Savic?

«Quest’anno ha dimostrato in maniera definitiva la sua forza e il suo valore: è uno dei più forti centrocampisti al mondo. In questo c’è lo zampino di Sarri. Io credo che sia pronto a fare il salto di qualità e farebbe bene in qualunque squadra di alto livello in questo momento. E’ vero anche che Lotito ha bisogno di cedere per la questione dei bilanci e dell’indice di liquidità. E’ chiaro che non vuole cedere sottocosto i propri giocatori e soprattutto uno come Milinkovic Savic. Per la verità c’è anche Sarri che farebbe di tutto per far rimanere il serbo a Roma perché vorrebbe puntare e impostare su di lui la Lazio che ha in mente per i prossimi anni. Lo stesso Milinkovic non ha mai manifestato “frenesie”. A Roma si è ambientato bene, è legato all’ambiente laziale. Sono convinto che se Lotito ricevesse una proposta dal punto di vista economico, alla fine lo cederà. Se questo non succedesse, è probabile che possa rimanere a Roma».

Sull’altra sponda di Roma, sembra che i giallorossi abbiano deciso di mettere in vendita Zaniolo. Vede il fantasista lontano da Roma?

«La situazione è diversa per lui rispetto a Milinkovic Savic. La Roma ha pensato qualcosa di diverso per Zaniolo. Si dice in questi giorni dell’arrivo di Isco dal Real Madrid. C’è la volontà da parte della Roma di cedere Zaniolo sul mercato e anche il giocatore non mi sembra sia stato così restio a ragionare su un cambiamento. Roma è un ambiente particolare e focoso in cui le due squadre competono soprattutto tra di loro, non avendo grandi possibilità, anche se la Roma ha vinto una coppa europea importante e le vanno fatti i complimenti. Vincere a Roma è molto difficile e il duello cittadino è forse l’aspetto più vivace dal punto di vista agonistico delle due formazioni. Sarà bella questa sfida. Mourinho ha fatto un grande lavoro e rigenerato ambiente e squadra, creando passione. La Lazio dovrà cercare di rispondere e credo che la sfida sarà davvero interessante la prossima stagione». 

Guardando al campionato 2022-2023, in attesa dei vari colpi di calciomercato, che Serie A si aspetta  di rivedere da agosto? Sarà avvincente come quella appena conclusa?

«E’ presto per dirlo perché dobbiamo capire che tipo di organico andranno a costruire tutte le squadre. Si parla di una possibile cessione di un perno della difesa dell’Inter come Bastoni, vedremo se sarà così. L’Inter lo scorso anno ha perso Eriksen, Hakimi e Lukaku, ma Inzaghi è stato bravo a tenere in piedi la squadra che aveva meno qualità rispetto a quella di Conte. Il Milan ha operato molto bene e le voci di mercato indicano che Maldini e Massara sono al lavoro per avere almeno un rinforzo per ogni reparto. Ma c’è il grande punto interrogativo di Leao che è richiesto da grandi squadre, Real Madrid in primis. Bisognerà capire cosa vorrà fare la nuova proprietà rossonera. E’ tutto molto in divenire. La sensazione, al di là del fatto che dobbiamo attendere la conclusione del mercato per capire che tipo di squadre verranno formate, è che l’equilibrio che si è manifestato quest’anno possa ripetersi nel prossimo. Non credo ci sarà una squadra leader sulle altre. Credo che la sfida possa essere ancora accattivante e vivace».

Si ringrazia Riccardo Cucchi per la cortesia e la disponibilità mostrare in occasione di questa intervista