Del Fabro: «La Juve è storia. Capisci il perché è ai vertici del calcio» – ESCLUSIVA

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Dario Del Fabro, difensore della Juve in prestito al Kilmarnock, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Juventus News 24

Dall’esordio in Serie A in quel Cagliari-Juve del 21 dicembre 2012 allo stadio Tardini, il destino aveva già sorriso a Dario Del Fabro. 17 anni compiuti e la responsabilità di arginare, neanche maggiorenne, l’urugano bianconero di Antonio Conte. Poi la svolta nel 2017, con la Juventus che scommette su di lui acquistandolo dal Cagliari. Il primo impatto con la Vecchia Signora segna uno step importante per la crescita del difensore classe ’95, completata dai prestiti a Novara e Cremonese. In questa stagione, Del Fabro ha iniziato la preparazione con la Juventus U23 di Fabio Pecchia, mettendo anche insieme 3 presenze totali prima del trasferimento in prestito in Scozia, al Kilmarnock. In esclusiva a Juventus News 24, Del Fabro ha raccontato le tappe più importanti della sua giovane carriera.

Dario, prima di lasciare l’Italia e trasferirti al Kilmarnock sei stato aggregato alla Juventus U23. Che gruppo hai trovato in bianconero? Come hai vissuto dall’interno questo progetto?

«La scorsa estate ho iniziato la preparazione con l’Under 23 di mister Pecchia in attesa di essere poi spostato in prestito. Ho trovato un gruppo ben coeso, formato da giovani con grandi qualità che stavano iniziando il loro percorso tra i professionisti ed altri un po’ più esperti che come me aspettavano di muoversi durante il periodo di mercato. È stata sicuramente un’ottima esperienza e, grazie all’ottima preparazione del mister e all’esperienza del suo staff, sono riuscito a migliorare ed a tenermi pronto per l’inizio del campionato. Quello dell’Under 23 è un progetto importante che permette a giovani ragazzi di cimentarsi subito con il calcio professionistico, avendo la fortuna di far parte di una società come la Juventus che cura ogni minimo dettaglio per la crescita del singolo e di squadra».

Nonostante la tua giovane età, puoi già vantare un’importante esperienza nel professionismo. Quali consigli hai dato ai giovani e dove hai cercato di forgiare maggiormente la loro mentalità?

«Ho alle spalle molte esperienze, è vero: ho semplicemente cercato di mettermi al servizio della squadra e del mister, cercando di dare il massimo. Poi il gruppo era formato da un sacco di ottimi giocatori e bravi ragazzi, grandi professionisti che avevano tanta voglia di lavorare».

Degli allenamenti in prima squadra, invece, c’è un ricordo a cui sei più legato?

«Ce ne sarebbero tanti, ma il più importante sicuramente è stato il giorno delle visite mediche e della firma. Sin da subito sono stato catapultato nella mentalità vincente della società. Ho trovato un ambiente in grado di farti crescere sia come persona che come calciatore. La cura dei particolari e dei dettagli fa capire il perché la Juventus è ai vertici del calcio mondiale da tanti anni. È questo a fare la differenza. Essendo difensore, negli allenamenti osservavo maggiormente campioni come Chiellini, Bonucci e Barzagli. Giocatori come loro non ne ho mai trovati. Quest’anno, però, sono rimasto stupito anche da Demiral e De Ligt».

Cosa ti è rimasto più impresso nel tempo avuto a disposizione con mister Fabio Pecchia? 

«Ebbi la fortuna di ammirare mister Pecchia da avversario e sin da subito rimasi affascinato dalla sua filosofia di calcio e dalle sue idee moderne. È un allenatore molto umile con tanta voglia di far crescere singolarmente ogni giocatore. Ha tante esperienze positive alle spalle che l’hanno portato ad avere una carriera importante sia da giocatore che da allenatore. Il giorno che lo salutai, mi dispiacque molto perché con un tecnico come lui si migliora veramente tanto. Avevamo instaurato un bel rapporto di stima reciproca».

Da un allenatore ad un altro, perché avevi dichiarato come Gattuso, ai tempi del Pisa, era stato fondamentale per il tuo passaggio alla Juve. In cosa senti di essere migliorato grazie alla sua gestione?

«Gattuso è stato fondamentale per la mia crescita: grazie a lui, infatti, sono riuscito a migliorare sia tatticamente che fisicamente. Con il suo costante lavoro mentale, inoltre, sono diventato più maturo ed esperto. Questo mi ha permesso di mettermi in mostra nel campionato di Serie B in cui, nonostante la mia giovane età, Gattuso non ha avuto paura di buttarmi in campo e da quel momento non mi ha più tolto. È un grande motivatore che riesce a ottenere il massimo dai suoi calciatori. Non mi sorprende che dopo quella stagione sia andato in squadre come Milan e Napoli. È un campione dentro e fuori dal campo e lo dimostra in ogni circostanza».

Il primo contatto con il mondo Juventus lo hai avuto nel 2017. Quale impatto hai avuto con la realtà bianconera al momento del tuo arrivo a Torino?

«I miei primi giorni in bianconero sono stati emozionanti: un sogno, cullato sin da quando ero bambino, diventato realtà. L’impatto è stato molto forte, perché per far parte di una società come la Juve devi essere meticoloso e non lasciare nulla al caso. La Juventus è storia e ogni volta che vivi il suo ambiente senti il peso e l’importanza di questo club».

La Juve era nel tuo destino, perché proprio contro i bianconeri hai giocato una delle tue prime partite con il Cagliari in Coppa Italia ed esordito in Serie A il 21 dicembre 2012. Quali ricordi hai di quelle partite? Chi erano gli avversari più ostici da marcare?

«Ai tempi del Cagliari in due anni ho giocato 3 partite contro la Juve: la prima in Coppa Italia e le altre due in campionato. Sono state partite molto difficili, in cui però ho fatto la mia ottima figura nonostante la giovane età. Mi ricordo che fin da bambino vedevo le gesta di grandi giocatori come Pirlo, Tevez, Buffon, Chiellini e Bonucci. Eroi del calcio mondiale che in quel momento erano contro di me. Non credevo ai miei occhi: giocare in uno Juventus Stadium tutto esaurito contro i miei idoli. I più difficili da marcare in quegli anni erano sicuramente Giovinco e Vucinic prima, Llorente e Tevez poi».

Nella tua carriera hai fatto poi tappa alla Cremonese, condividendo lo spogliatoio con Gaetano Castrovilli. Ti aspettavi una sua esplosione così rapida in Serie A? Lo consiglieresti alla Juve avendolo conosciuto da vicino?

«Gaetano è un bravo ragazzo, oltre ad essere un giocatore pazzesco. Abbina grandi qualità tecniche ad un’intelligenza di gioco di un’altra categoria. Ero convinto che avrebbe fatto una carriera importante, quindi non sono per niente stupefatto di questa sua crescita ed esplosione. Si merita il meglio. È molto giovane ed ha margini di miglioramento incredibili, quindi penso proprio che squadre di vertice lo stiano tenendo d’occhio».

Ora il tuo presente è il Kilmarnock. Come ti sei adattato a questo nuovo tipo di realtà? Quali differenze hai notato, ad esempio, con il calcio italiano?

«La Premiership scozzese è un campionato di alto livello, dove trovi squadre importanti come Celtic, Rangers, Aberdeen, Hearts e Hibernian. È stato facile ambientarsi grazie soprattutto a mister Angelo Alessio, che è stato fondamentale per il mio trasferimento in Scozia. Mi ha permesso di misurarmi in un campionato britannico, dove l’intensità e la fisicità regnano sovrane. Sono molto felice di aver fatto questa scelta, visto che ho sempre voluto confrontarmi con l’ambiente anglosassone, il quale ha molte differenze rispetto a quello italiano. Gli stadi sono sempre pieni ed i tifosi sono molto calorosi. A livello di gioco, le differenze principali riguardano la velocità e l’intensità, nettamente superiori rispetto all’Italia in cui siamo molto più attendisti e aspettiamo la mossa dell’avversario. Non ti lasciano pensare neanche per un istante!».

In che modo la presenza in panchina di Angelo Alessio, nei primi mesi della tua avventura, è stata importante per il tuo percorso di maturazione?

«È stato fondamentale per il mio arrivo in Scozia. Con lui sono cresciuto ulteriormente sia a livello mentale che tattico. Ha allenato grandi campioni durante la sua carriera, quindi ho cercato di assimilare il più possibile i suoi consigli. Durante questa stagione mi ha aiutato tanto sotto tutti i punti di vista, sia umani che professionali e per questo sono convinto che raggiungerà traguardi importanti perché ha tutte le qualità per farlo. Se lo merita».

Si ringraziano Dario Del Fabro e l’ufficio stampa del Kilmarnock per la gentile concessione dell’intervista