Del Piero: «La voglia di giocare c’era, ma le gambe e il fiato non più»

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Alessandro Del Piero ha commentato le sue esperienze in Australia e in India, soffermandosi anche sulla decisione dell’addio al calcio

Alessandro Del Piero, capitano storico della Juventus, ha raccontato ai microfoni di Vanity Fair le sue esperienze in Australia ed in India, spiegando anche la sofferenza provata nel momento in cui ha dovuto dire addio al calcio.

AUSTRALIA – «Fino ad allora mi ero spostato molto con la Juve, ma non avevo veramente viaggiato. Avevo visto stadi, aeroporti e hotel. la federazione voleva far crescere il movimento calcistico australiano. Gli australiani guidavano a sinistra e parlavano una lingua che ancora non conoscevo. Ma lì ho conosciuto il calcio sotto un aspetto diverso: surfate e nelle grigliate fatte post-allenamento, i miei compagni e i loro secondi lavori. L’ho rimesso a fuoco per quello che è: un fantastico gioco, che ho vissuto con atteggiamento più distaccato, ma anche più istintivo».

INDIA – «Iniziai a giocare per la Delhi Dynamos, la prima squadra della storia della città. I capi della federazione dissero più o meno così: “Ok, tra tre mesi cominciamo il campionato. Facciamo otto squadre. Questo giocatore lo prendo io, e questo lo prendi tu”. Avevano chiamato come ambassadors per ogni squadra una stella del calcio mondiale e un attore di Bollywood. Mi ritrovai chiuso in un hotel fuori dalla città per tre mesi. Tanto, durava il campionato. Prima del primo match, mi ritrovai in uno spogliatorio dove venivano recitate almeno cinque preghiere di altrettante religioni diverse. È stato forse il momento più bello dell’esperienza indiana. Quello in cui ho realizzato quanto lo sport sia capace di unire culture diverse».

RITIRO – «Attraversai un periodo di sofferenza, perché la voglia di giocare c’era, ma le gambe e il fiato non più».