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Dossena: «Gli aiuti per la Serie D non arriveranno dalla Serie A»

Redazione JuventusNews24

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Andrea Dossena, ex giocatore attuale allenatore del Crema, ha parlato degli aiuti per la Serie D e della ripresa dei campionati

Andrea Dossena, ex laterale e attuale allenatore del Crema, ha parlato a TMW Radio durante la trasmissione Stadio Aperto dell’emergenza Coronavirus.

SERIE D – «Noi dilettanti siamo abituati a sentirci un po’ soli, il calcio importante è quello là davanti, il calcio minore fa crescere qualche ragazzo per poi vederlo arrivare là in alto. Parlavo oggi con un altro allenatore della Serie D che mi diceva che come gli operai devono tornare in fabbrica, ai nostri tesserati serve lo stipendio per vivere. C’è dunque da vedere lo stato di salute delle società, molte sopravvivono grazie agli sponsor… La situazione è abbastanza complicata, con il protocollo poi secondo me si può dire che è già finito tutto».

RIPRESA SERIE D – «In molti avevano l’acqua alla gola e questa mazzata non è indifferente. Ho letto che in Germania le sei migliori squadre di Bundesliga hanno finanziato le squadre di serie inferiori, ma in Italia non lo faranno mai, posso scommetterci. Già in Lega non vanno d’accordo tra loro, figuriamoci… O parte dal CONI o dalla FIGC, altrimenti dalla Serie A non arriverà mai».

RIPRESA SI O NO? – «Con la voglia che ho non avrei neanche smesso, se non fosse stato un vero problema di salute. Era giusto fermarsi. Quotidianamente sento i giocatori che vorrebbero ripartire pure loro, vorremmo vivere di calcio. Da parte nostra non c’è paura, anche se nel nostro girone siamo nel vero epicentro del Coronavirus. Però tornare alla quotidianità è la cosa che tutti vogliono di più, c’è bisogno della vita».

TUTELA PROFESSIONISTI – «Personalmente, fossi stato in loro non avrei avuto paura nel ricominciare. Con le precauzioni del protocollo mi sentirei sicuro, anche se il calciatore alla fine è sempre l’ultima ruota del carro. Ricordo che col Governo Monti i presidenti non volevano pagare il contributo di solidarietà e l’abbiamo detto noi dell’AIC che avremmo pagato. All’unanimità. In assemblea di Lega invece non vanno mai d’accordo. Il protocollo mi sembra un ottimo punto di partenza come sicurezza. Anche perché gli sportivi ben allenati vengono colpiti in maniera minore».

CALCIO ITALIANO – «La questione è complicata… Se riduciamo le squadre in Serie A ci saranno meno partite. I primi anni la torta da dividere sarà maggiore ma col passare degli anni cominceranno a prendere meno soldi dai diritti tv. In Inghilterra fanno due coppe, giocano molto più partite ed entrano più soldi. Il problema non è il numero di squadre ma come vendere il prodotto. In Inghilterra una delle partite clou è all’ora di pranzo, quando in Cina è sera. Noi giochiamo i grandi posticipi la sera, e là è mattina. Il problema dell’Italia è sapersi vendere, con questa mazzata poi sarà anche più difficile, speriamo ci sia un sostegno di CONI e FIGC. Riducendo le squadre si mette un piccolo cerotto ma l’emorragia andrà avanti. Proviamo anche noi invece a fare un sorteggio libero nelle coppe, rendendole così più attraenti, con l’estrazione in tv. Immaginatevi la Salernitana che si ritrova ai quarti… Guarderanno il sorteggio in tutta Salerno. Invece il tabellone della Coppa Italia è fatto a luglio in qualche stanzone e si conoscono già le semifinali. In Inghilterra vincere la Premier o la FA Cup non fa troppa differenza… Questo è il fascino di una coppa di 130 anni, che giocano tutti. Sarebbe come avere squadre di Terza Categoria in Italia, tutto diverso».

PORTE CHIUSE – «Abbiamo già visto Juve-Inter, doveva essere il clou del campionato ma è mancato il sale, il pepe e l’olio. Un po’ tutto… Senza tifosi non c’è l’emozione, manca una parte fondamentale. Ognuno nel calcio ha il suo ruolo, ma sono tutti fondamentali, senza che nessuno esca dal seminato. Sono tutti indispensabili».

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