Giovanni Trapattoni racconta il Michel Platini inedito

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Il grande Trap svela nella sua biografia alcuni dettagli sconosciuti ai più a riguardo del Platini in bianconero e il perché delle sue iniziali difficoltà

Giovanni Trapattoni, un grande allenatore sul campo e un uomo ruspante, figlio della civiltà contadina, un personaggio dentro e fuori dal campo. Nella sua autobiografia, uscita qualche tempo fa, Non Dire Gatto, e non poteva certamente venir titolata in maniera diversa, affronta il calcio e la vita a 360 gradi, con temi inediti soprattutto in chiave Juventus. Lui milanista di cuore e di crescita calcistica dalle giovanili, arriva alla Juve e diventa l’Allenatore, uno status che gli apparterrà per tantissime stagioni. Molto curiosi alcuni tratti del volume che hanno come oggetto Michel Platini, che solo in Italia e con la casacca juventina diventerà Le Roi, interprete pallonaro conosciuto e stimato a livello planetario. Se in Francia era considerato un gran bel giocatore, nel nostro Paese diventerà Platini, il fuoriclasse.

Sia il Trap che Boniperti non riponevano grande fiducia nei calciatori transalpini ma quando andarono ad osservarlo tornarono a Torino entusiasti e chiesero all’Avvocato Agnelli di acquistarlo subito. L’Avvocato si interessò subito ma scoprì che il numero 10 stava per firmare per il Racing Club Parigi, il cui proprietario era Jean Luc Lagardere, padre della Matra, industriale legato alle auto. L’Avvocato parlò con Lagardere e in men che non si dica Platini cambiò destinazione e sbarcò a Torino. Trapattoni ricorda:

«Quanto spese davvero Agnelli per convincere il suo collega francese non l’ho mai saputo ma succedeva spesso con lui: alzava il telefono e risolveva in dieci minuti situazioni che ad altri avrebbero richiesto settimane».

E allora ecco Michel planare alla Juve, dopo i Mondiali 82 in Spagna vinti dagli azzurri di Bearzot, arriva a Torino e l’incontro tra i due è subito positivo:

«Platini fumava e soffriva d’insonnia, imparò l’italiano in un attimo, era un fenomeno vero e lo dimostrò nel tempo, Agnelli stravedeva per lui, oltre alla bellezza nel giocare ne ammirava intelligenza, ironia, acutezza e velocità di pensiero. Appena giunto Michel dovette affrontare le gelosie dei compagni di spogliatoio che non lo chiamavano per nome ma “il francese».

E anche i giornalisti e gli addetti ai lavori non scherzavano, tutti insistenti e concordi sul fatto che il ragazzo avesse dei problemi fisici seri. In effetti, qualche problema fisico Platini se lo trascinava dietro dal Saint-Etienne, ma proprio alcuni di quei difetti diventeranno la sua forza, il suo elemento distintivo di qualità, e ce lo spiega Giovanni Trapattoni:

«Soffriva ad una caviglia e aveva la pubalgia, lo facemmo visitare da un numero incredibile di specialisti, fece ogni tipo di fisioterapia, pranoterapia e ionoforesi, mentre i giornali titolavano che Michel era rotto. Anche il Presidente dell’Inter Fraizzoli si dichiarava contento di non aver fatto valere l’opzione di acquisto su Michel, scegliendo Hansi Muller. La caviglia destra ci faceva dannare, colpa di una vecchia frattura e del fatto che si era saldato il malleolo in maniera quasi innaturale. Per lui era una maledizione e una benedizione, la prima per i dolori che ogni tanto si facevano sentire, la seconda perché il piede destro, leggermente divaricato, gli permetteva di battere le punizioni alla sua maniera».

Insomma non un inizio facile, ma poi smaltita la pubalgia e sotto gli occhi attenti di Boniperti, del suo ammiratore Avvocato e del Trap che ogni giorno lo allenava, Michel Platini dimenticherà l’inizio difficile e diventerà uomo simbolo della squadra, uomo Juventus e otterrà l’ammirazione e la stima di tutti i compagni. Un’ ennesima grande storia ormai tinta di Leggenda. Michel Platini unico e incancellabile dai cuori di tutti i tifosi juventini.

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