Johan Cruijff: «Da piccolo ero tifoso della Juventus»

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L’asso olandese, scomparso esattamente un anno fa, è stato uno dei fuoriclasse mondiali più geniali e ha sempre avuto un debole per la Juve

Un anno fa, a Barcellona, moriva uno dei più grandi fuoriclasse che il calcio mondiale possa ricordare, Johan Cruijff. Lui braccio armato della rivoluzione calcistica imposta dagli olandesi sul finire dei sessanta-inizio anni settanta, il celeberrimo calcio totale che rese squadre di club e nazionale eccellenze di livello planetario. Anche la Juve ebbe modo di incocciare Cruijff e i suoi compagni, in quella famosa finale di Coppa dei Campioni di Belgrado del 30 maggio 1973, gol di Johnny Rep al quinto di gioco e trofeo nelle mani dei tulipani. Chissà quali saranno stati i pensieri del supremo Johan, profeta del calcio Ajax che incontrava e batteva la Juve, ritirando la coppa con la maglia bianconera addosso, dopo lo scambio di casacche con gli avversari, avrà certamente avuto qualche brivido e sussulto. Indubbiamente, visto che qualche anno dopo dirà senza indugi: «Da piccolo, fino a dieci anni ero tifoso della Juventus».

Poi le percezioni mutano e le situazioni cambiano, ma Cruijff ha sempre avuto a cuore le sorti della Juventus, e ci piace pensare che, nonostante i suoi giri per il mondo alla scoperta di nuove situazioni di calcio, Barcellona su tutte, guardasse sempre con occhi da tifoso-bambino la società a strisce bianconere. E le sue dichiarazioni rilasciate negli anni riconducono a questo pensiero, un Cruijff sensibilmente soddisfatto per i contendenti che avevano raggiunto la finale di Champions di Berlino, dove si sarebbero sfidate il suo Barca e il suo sogno infantile, a tinte bianconere: «La Juve vive il calcio in modo diverso da quello italiano, ammiro quello che ha fatto la Juve in questa stagione. Fino a non molto tempo fa era in serie B ma sono tornati forti, hanno costruito un nuovo progetto che sta andando bene. Anche lo stile di gioco ha contribuito: hanno capito che ai tifosi non piace solo il calcio basato sui risultati. L’anima della squadra di Allegri? Pirlo. Un giocatore esperto capace di mostrare che anche il gioco semplice può essere affascinante Lui è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano».

Un profeta del calcio mondiale ma sempre con un occhio attento al movimento pallonaro italiano, le sue dichiarazioni di qualche anno fa sono ancora valide a tutt’oggi. «A volte guardo il campionato italiano; la Juventus è davanti perché ha sviluppato la sua visione. Ha il suo stadio e questo fa la differenza, in un momento di simile crisi per il paese e per il calcio. La Juve si è mossa per tempo, il successo non è in vendita, ma si crea e si conquista. La Juventus in Italia ha creato un modello unico: hanno costruito lo stadio, che è sempre pieno, e vivono il calcio in maniera totalmente differente dal resto dei loro avversari in patria. E in più propongono uno stile di gioco attraente, cosa che in Italia raramente è stata percepita».

Un’analisi perfetta, che non fa una piega e che i tanti detrattori della Vecchia Signora dovrebbero mandare a memoria, in una stagione come questa dove, qualcuno, sta cercando di contrastare la palese superiorità della Juve sul prato verde, creando polemiche furenti, dichiarazioni venefiche e ipotesi mefitiche, fuori e dentro il campo. Un Johan Cruijff ammiratore del inimitabile capitano, Alessandro Del Piero: «Le 600 partite di Del Piero sono una cosa fantastica: è un grande professionista che ha dato grande amore al calcio, nell’epoca degli iper-professionisti. Lui è un vero esempio di calcio con l’anima, dopo quello che ha passato con la Juventus. Ed è un esempio vero e importante».

Ciao immenso tulipano del calcio, che la tua lezione possa servire alle generazione a venire: Johan Cruijff uomo e fuoriclasse semplicemente unico.

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