Juve, il coraggio di un salto nel vuoto per realizzare il sogno Champions

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Juve, per realizzare il sogno Champions serve il coraggio di mettere in secondo piano gli obiettivi “facili”

Per crescere, a volte, non basta sommare un passo a quello precedente. E camminare spediti lungo la rotta tracciata. Raggiunta una certa soglia, sfiorati i propri limiti, può diventare necessario compiere uno step ulteriore. E lasciarsi così andare ad un salto senza rete di protezione ad attutire un’eventuale caduta. Questo punto di rottura, con tutta probabilità, è quello che ha raggiunto la Juventus nel suo virtuoso cammino europeo. Due finali di Champions League in tre anni e la consapevolezza di far saldamente parte della ristretta cerchia delle grandissime del Vecchio Continente. Eppure, per fare un euro, ogni volta manca qualche centesimo.

La ragione non risiede per forza in problemi di natura tattica o in limiti tecnici della rosa. Anzi. La riprova è arrivata proprio ieri sera nell’animata conferenza stampa post-partita di Max Allegri. Che dopo il pareggio casalingo contro il Tottenham ha sbottato, mettendo una volta di più in chiaro le gerarchie bianconere in fatto di trofei da poggiare in bacheca a fine stagione: «La nostra priorità è lo scudetto, e già quello non sarà facile da ottenere. La Champions rimane un sogno oltre che un obiettivo, senza dimenticare che siamo ad un passo anche dalla quarta finale di Coppa Italia consecutiva». Il fulcro della questione non riguarda tanto il concitato siparietto a fine partita o la strategia comunicativa adottata a caldo dal tecnico livornese. Quanto il fatto che queste parole rispecchino fedelmente il credo che si respira nell’aria nei pressi di Vinovo.

Dove una virata decisa per provare a sbancare la slot machine della Champions League, a costo di sacrificare eventualmente gli obiettivi entro i confini nazionali, non viene probabilmente interpretata come la più brillante delle opzioni. Vuoi per il rischio di ritrovarsi a fine anno con un pugno di mosche in mano, vuoi per la sfuggevolezza intrinseca della coppa dalle grandi orecchie. Basta un quarto d’ora di black-out in tutta la stagione, d’altronde, per veder sfumare il grande traguardo, quando si parla di una competizione da “dentro o fuori” contro le migliori realtà del pianeta. E concentrare energie ed attenzioni su un obiettivo così fugace – per tradizione bianconera oltre che per definizione – rischia di distrarre oltremodo da allori forse meno prestigiosi ma di certo più abbordabili. Per rimpinguare una sala dei trofei che i tifosi per primi esigono ogni giorno più ricca. Ma a volte, appunto, non basta sommare un passo a quello precedente per continuare a crescere nel tentativo di realizzare gli obiettivi più ambiziosi. Capita che per quelli possa servire un salto nel vuoto.

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