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Juve, dov’è finito il tuo Dna? Chiellini e Bonucci non bastano: servono nuovi leader

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La Juve sembra aver perso quel Dna che l’ha sempre contraddistinta. Tolti Chiellini e Bonucci, mancano i nuovi leader

Orgoglio. Paura. Silenzio. Lavoro. Umiltà. Rispetto per la maglia. Sono alcune delle parole uscite dalle bocche di Allegri e Dybala ieri dopo la sconfitta della Juve contro il Verona, la seconda di fila in meno di tre giorni. Parole che erano uscite spesso nel passato recente e lontano della Vecchia Signora, dopo altri momenti di difficoltà. Ogni volta, però, la squadra bianconera era riuscita a venirne fuori facendo leva sul Dna Juve. Forse, però, qualcosa è cambiato.

A questa Juve sembra mancare la forza di uno o più leader che incarnino i valori bianconeri e che si facciano sentire come si erano fatti sentire i vari Buffon, Evra e Marchisio dopo la sconfitta contro il Sassuolo nel 2015. Quella sconfitta che diede il là all’incredibile rimonta scudetto più volte rievocata in questo periodo. Oltre ai veterani Chiellini e Bonucci, non ci sono altri elementi che abbiano quello spessore e quel carisma 100% bianconero frutto di anni di vittorie, sconfitte, trionfi e dolori vissuti nello spogliatoio di uno dei club più importanti al mondo.

Al netto degli errori che possono a capitare a tutti in una partita, ci sono dei giocatori, in questa Juve, che oltre a non dimostrare in campo quello che potrebbe essere il loro valore tecnico-tattico, non stanno dimostrando neanche di avere ancora dentro il Dna bianconero. E’ dall’inizio della stagione (se non già dallo scorso anno con Pirlo) che ai bianconeri sembra mancare quello spirito fatto di lavoro, sacrificio, umiltà e rispetto per la maglia.

Nemmeno Allegri è riuscito a trovare una soluzione a questo problema. Non è neanche giusto scaricare tutte le colpe sull’allenatore livornese che, a soli due anni di distanza, si è ritrovato una Juve completamente diversa da come l’aveva lasciata. La presunta rivoluzione partita negli ultimi anni per ringiovanire la rosa, però, non sta dando i frutti sperati perché, tolti i due senatori e, in parte, Dybala e Chiesa, si fa fatica a trovare altri elementi che abbiano dimostrato finora di avere dentro quel Dna Juve che spinge chi indossa la maglia bianconera a non mollare mai, a sputare sangue per il compagno, a reggere il peso delle critiche e degli insulti pur di portare a casa il risultato. Fino alla fine.

Forse di colpe ne ha la società che ha puntato su elementi non del tutto all’altezza e non è riuscita a trasmettere quello spirito che nell’ultracentenaria storia bianconera ha fatto sempre la differenza, di generazione in generazione, di giocatore in giocatore. Saranno le prossime partite a dire cosa è e cosa può diventare la Juve di Allegri bis. La palla, come sempre, spetta al campo. Ma contro Zenit e Fiorentina non si può più sbagliare.