Juve-Lazio: la classifica confonde, la Coppa no. Un 2-0 da circoscrivere
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Juve-Lazio: la classifica confonde, la Coppa no. Un 2-0 da circoscrivere

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Juve Lazio, la classifica dei bianconeri in campionato confonde chi ha visto, invece, la squadra di Allegri in Coppa Italia

É del tutto normale che, dopo due mesi alquanto sconcertanti, con una Juve da media retrocessione dopo essere stata da scudetto, ci si aspettasse ieri sera una situazione estrema. O la rinascita, regalata da un sussulto d’orgoglio, un compattamento del gruppo, la prodezza di qualcuno tra i giocatori più rappresentativi (una volta si sarebbe detto la giocata di un campione, oggi non è più il caso). Oppure il crollo, quello definitivo, un altro scacco che avrebbe messo in difficoltà la società nell’immediato: fare o no il grande passo, decidere o no un cambio di guida tecnica o anche solo l’annuncio di un ultimatum, elevando la tensione al massimo per Juventus-Fiorentina. É finita 2-0, un risultato che nei mugugni di fine primo tempo era difficile sperare. Il disastro non si è compiuto, ma non considererei una bella e pesante vittoria la sterzata netta, semplicemente perché non credo che a oggi si possa pensare che scocchi una scintilla da una singola prestazione. Ed è ben diverso giocare una semifinale di Coppa Italia, primo atto di due tempi di un trofeo da conquistare, da un incontro di campionato dove abbiamo guardato male la classifica, finendo per confonderci alquanto e non solo nelle ultime settimane.

Se vi sembra anche solo minimamente paradossale questo ragionamento, provo a proporne uno più radicale. Che è poi quello che credo dovrebbe fare un allenatore, non pubblicamente ma con la squadra: andare a rimarcare il buono dove non si vede e scovare i difetti dove le cose funzionano. Di conseguenza, il tema è: impressioni favorevoli del primo tempo e mancanze della ripresa, dove finalmente abbiamo esultato.
Capitolo 1: in una gara senza occasioni, se non una traversa quasi casuale di Luis Alberto, si sono visti tutti i limiti della Juve che, però, non ha il merito di pagare dazio. Il pressing e l’aggressività sono un’utopia nel vedere come Chiesa e Vlahovic lo portano, esattamente come le difficoltà nell’impostare sono evidenti nella prevedibilità totale e lenta della costruzione dei nostri difensori. La Lazio arrivava prima sulla palla, è stata più aggressiva e determinata, ma – ecco il buono – non si sono patiti pericoli perché comunque la reattività è stata sufficiente almeno per costringerli a conclusioni problematiche. C’è poi un luogo comune che va assolutamente smentito: l’idea che la Juve sia una squadra fisica. Noi molti contrasti li perdiamo, ci arriviamo male, quando alziamo il livello spesso incappiamo in falli o in situazioni disordinate. In tutto questo, lo 0-0 val bene i fischi, ma intanto eravamo in partita. In una formula: si giocava, malino, ma si giocava, a differenza di quanto visto tre giorni fa all’Olimpico, dove il verbo suonava esagerato.

Nella ripresa facciamo 2 gol bellissimi, ma non riusciamo ad esprimere la qualità sufficiente per chiudere il discorso qualificazione, come avrebbe fatto una formazione guarita, capace di disegnare una serata trionfale. Confermando, così, i limiti strutturali di una squadra che non è aliena – però – da dinamiche di gioco estremamente funzionanti e da interpreti all’altezza, come si vede nell’interezza delle azioni vincenti. Sin dai primi minuti si è avuta l’impressione che la Lazio facesse un possesso più conservativo, al quale la Juve ha saputo rispondere con un atteggiamento più alto, che ha finito per pagare. Nel senso che ha slabbrato un po’ la tela degli avversari e ha permesso a Cambiaso di trovare un corridoio attraversato da un suo precisissimo filtrante a lunga gittata, che Chiesa è stato rapido a finalizzare in rete. Il 2-0 è la summa di quel che Allegri vorrebbe, probabilmente: una squadra nella quale i giocatori sanno trovare concetti di gioco efficaci e determinanti, con McKennie bravissimo a vedere lo spazio per Vlahovic, che fronte alla porta si conferma un attaccante di qualità, facendo un gol che sarebbe piaciuto a Cristiano Ronaldo (invidiato no, il portoghese non l’avrebbe mai ammesso).

Nel finale la gara si è poi fatta adrenalinica, eccessiva, di quelle che producono capovolgimenti di fronte e tanti ultimi passaggi sbagliati. Di fatto non è successo nulla di rilevante, la Juve vive così perché aveva anche bisogno di respirare un po’ di entusiasmo e d’incoscienza. E quando si chiude con la curva che inneggia al mister, non sembra neanche che ci si trovi in una fase come quella che si sta attraversando. Di materia per considerarla una serata fuori dalla norma e non la svolta per il finale della stagione ce n’è abbastanza, guai farsi illusioni. Ma la finale di Coppa Italia quella sì, è molto più vicina. Andiamo a prendercela, poi avremo tutto il tempo per dibatterne il valore per l’annata e per valutare chi siede in panchina.

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