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Juventus: un esempio di impegno per l’ambiente

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Una squadra di calcio, soprattutto ad alti livelli, non è mai stata “solamente” una squadra. Il suo radicamento nel tessuto sociale e il seguito che va al di là del territorio d’origine rendono i top club mondiali davvero qualcosa di più di undici stelle su un terreno da gioco.

Gli esempi che si potrebbero fare sono molteplici, dal Liverpool fino al St. Pauli. In Italia, sicuramente un discorso di questo tipo si può fare per la Juventus, che da molti anni ormai è una delle società più all’avanguardia non soltanto per i risultati sul campo ma come modello di gestione aziendale e, quel che più qui ci interessa sottolineare, dal punto di vista dell’impegno per l’ambiente, probabilmente LA battaglia che la nostra generazione e quelle future dovranno vincere per mantenere sostenibile l’equilibrio del pianeta. La società bianconera da questo punto di vista è davvero all’avanguardia, anche solo nella scelta dei dettagli per le sue strutture, compreso il campo d’allenamento della Continassa e l’Allianz Stadium, dove, sfruttando le joint venture con altre imprese, come ad esempio l’offerta Grohe per le aziende, si sono potute sperimentare soluzioni eco-friendly per la logistica e l’utilizzo degli ambienti. Ma non finisce qui.

UN IMPEGNO A TUTTO TONDO PER L’AMBIENTE

Già, perché se l’impegno sociale della squadra di Chiellini, Bonucci, Dybala e Cristiano Ronaldo non è certo una novità, anche la lotta per la salvaguardia dell’ambiente è da tempo di casa tra i colori bianconeri. Lo dimostra la firma, stipulata nell’ormai lontano 2015, per il patto “Climate Neutral Now”, con il quale la Juventus si è impegnata per adottare le soluzioni tecnologicamente più innovative ed ecosostenibili non solo per ridurre le emissioni nocive per l’atmosfera nel centro d’allenamento e allo stadio, ma anche per mettere in atto buone pratiche di conversione CO2/Ossigeno e fare così la sua parte per un pianeta più pulito.

Anche da questo punto di vista, la Juventus può ben dirsi all’avanguardia: pensate che la Vecchia Signora è stata la prima società calcistica italiana a firmare il protocollo cui accennavamo prima, nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente. Il passo pratico susseguente a questa firma è quello di monitorare, e quindi lavorare per ridurre, la cosiddetta carbon footprint, ovvero le emissioni di CO2 e gas nocivi a livello di effetto serra, dovute all’attività quotidiana del club, e migliorare quindi il suo impatto ambientale a livello di sostenibilità.

L’AIUTO DEL CALCIO ALL’AMBIENTE

Il calcio può fare parecchio, in termini di salvaguardia dell’ambiente: certo, c’è bisogno di buona volontà da parte di club e tifosi e di un aumento della coscienza collettiva di fronte a questi temi, ma la strada è chiarissima. Le società possono per esempio, molto facilmente, ridurre l’utilizzo di plastiche monouso durante i match e fare campagna di informazione presso gli altri club e i tifosi a proposito del protocollo “Climate Neutral Now” già firmato dalla Juventus.

Come dicevamo, anche i tifosi possono dare una mano importante. Possono invitare la propria società a fare di più per l’ambiente e incoraggiare gli altri supporter a fare altrettanto. Molte società, anche su sollecitazione dei propri supporter, stanno già cominciando a seguire l’esempio bianconero. Oltre a Tottenham e Manchester United in Inghilterra, segnaliamo in Italia l’attivismo del Milan, del Cagliari e del Sassuolo.