Juventus Women, quel «fino alla fine» vale anche per loro

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La forza dimostrata dalle Juventus Women nella gara col Brondby è un segnale positivo per la stagione appena iniziata

Nell’esordio di Champions League, la Juventus Women è riuscita a strappare al Brondby un pareggio nei minuti finali. Un 2-2 che ha messo in luce sia una gran forza di reazione, sia una condizione fisica ancora da trovare del tutto. Tra la grande prova di Bonansea, l’assenza di Rosucci e la qualificazione ancora in bilico, le impressioni che ha lasciato la Juventus Women dopo la sua prima partita stagionale sono comunque positive.

L’esperienza internazionale delle Women

Il buon gioco messo in campo ha fatto sì che la mancanza di esperienza internazionale non si sia vista. In effetti questo era un falso problema, visto che, tra giocatrici ex Brescia (Gama, Salvai, Cernoia, Sikora, Girelli) e quelle nel giro delle nazionali (Giuliani, Galli, Hyyrynen), di esperienza in competizioni come la Champions ce n’è. Tanto da non costringere Guarino a schierare in campo dal primo minuto le inglesi Aluko (la giocatrice con maggior esperienza) e Sanderson (l’unica ad aver vinto la Champions League). Poi, effettivamente, Aluko, entrata nella ripresa, ha dato uno sprint alla squadra che ha influenzato poi l’azione del raddoppio di Bonansea.

Resilienza, la capacità di sapersi rialzare dopo esser caduti

Lo scorso anno si è trovata in svantaggio per cinque volte, contro Bari, Tavagnacco, Brescia (due volte) e Fiorentina. Se con Bari e Tavagnacco, squadre non al livello delle bianconere, arrivarono poi due vittorie in rimonta, contro le bresciane e le gigliate arrivarono sconfitte pesanti. Con il Brondby la forza di volontà ha fatto la differenza, con Bonansea capace di andare a trovare un gol meraviglioso dopo una partita di rabbia, ripiegamenti difensivi e tanta corsa. Adesso in Danimarca servirà una vittoria, con qualsiasi risultato. Un’impresa difficile ma che, vista l’andata, non sembra per niente impossibile.

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