La Juve di Sarri in un labirinto (al momento) senza uscita

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© foto www.imagephotoagency.it

La Juve di Maurizio Sarri si trova, al momento, in un labirinto che non sembra avere via d’uscita. Ecco cosa non va

(di Milena Trecarichi) – «Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi, di volta in volta, vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata, torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile, non è la più giusta, talora quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano e basta un passo falso per tornare al punto di partenza». Mai frasi furono più giuste di quelle sopracitate, per descrivere il lavoro di Sarri in questi mesi complicati anche da una serie concatenata di fattori esogeni al mondo del calcio.

La sconfitta maturata in finale di Coppa Italia, è veramente dura da digerire, perché ampiamente meritata. In questi casi, come giusto che sia, il primo a salire sul banco degli imputati, non può essere altri se non l’allenatore. Sarri ha letto e interpretato male la partita, cadendo nella tela di Gattuso. La partita giocata dal Napoli, non è stata di certo una sorpresa, squadra corta, compatta, linee di passaggio chiuse, ripartenze rapide. L’allenatore bianconero ha deciso sin da subito di rischiare il tutto per tutto, partendo dal 1’ sia con Cuadrado, sia con Douglas Costa nell’undici titolare, rimanendo senza cambi realmente spendibili in panchina, per cambiare l’inerzia della partita. Una serata amara, chiusasi in modo drammatico ai calci di rigore. Pioggia d’accuse allora per l’allenatore bianconero, alcune lecite e fondate altre meno.

Sarri viene ripetutamente accusato di essere un talebano arroccato alle proprie convinzioni tattiche e di non scendere mai a compromessi. Niente di più falso. Sarri in questi mesi ha provato vari moduli, con interpreti diversi, partendo dal 4-3-3 puro con Cr7-Higuain-Douglas Costa, il 4-3-1-2 provando vari interpreti nel ruolo di trequartista, arrivando a schierare persino il famoso “tridente pesante”. Ha provato e riprovato ad imboccare numerose vie per uscire dal labirinto in cui la squadra sembra esser entrata, faticando ad uscirne. Di certo i famosi fattori esogeni (polmonite, il lungo stop di tre mesi) non sono stati d’aiuto per un allenatore al suo primo anno di Juventus. Addossare tutte le colpe a Sarri resta profondamente ingiusto e denota un certo preconcetto che i tifosi hanno nei confronti della sua persona.

La famosa “leggenda metropolitana” della profondità della rosa, cui la dirigenza per prima ha creduto, ha contribuito a gettare fumo agli occhi dei tifosi. La realtà è ben diversa, almeno 6-7 interpreti sono a fine corsa, chi per sopraggiunti limiti d’età, chi per il ripetersi di infortuni, chi perché semplicemente non è da Juve. È alquanto delittuoso, per una squadra come la Juve, pensare di poter disputare una stagione intera, con un solo centravanti in rosa, per di più in fase calante e con un solo terzino sinistro di ruolo. Della mancanza di qualità a centrocampo si è già detto abbastanza. A fine stagione, l’impressione è che anche all’interno della dirigenza, qualcuno dovrà cospargersi il capo di cenere. Chi pensava di poter giocare come il Brasile degli anni ‘70, dopo solo quattro mesi, ha fatto male i suoi conti. Il cambiamento richiede tempo, fatica e coraggio. In ogni caso, a fine stagione, come sempre, chi di dovere trarrà le dovute conclusioni.

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