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La Juventus guarda al futuro tra solide strategie di rebranding, merchandising e sponsorizzazioni di successo

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È stata una delle operazioni di rebranding più coraggiose della storia del calcio.

Audace, innovativa, determinata: in puro stile Juventus, questo è certo. Sono trascorsi tre anni circa da quando l’inventiva e l’estro di Daniel Nyar, illustratore, designer e art director newyorkese dell’agenzia Interbrand, divisione Omnicom Group, ha elaborato il rinnovo completo del logo bianconero della Vecchia Signora, nato per la prima volta nel 1897. L’ambizione del club e del suo creatore è sempre stata chiara, fin dall’inizio: esplorare nuovi territori e nuovi significati con la certezza di assorbire la Juventus nel mondo della comunicazione dei colossi globali. Assimilare il nuovo monogramma “J” alle altre celebri iniziali dei marchi americani, come la “G” di Google oppure la “M” di McDonald. Progetto ambizioso, audace e avveniristico.


E sarà un caso che anche lo sponsor di maglia, il marchio Jeep di proprietà FCA che proprio di recente ha rinnovato il contratto di sponsorizzazione fino al 2023/24 con un corrispettivo base per ciascuna stagione sportiva di 45 milioni e componenti variabili in base ai risultati sportivi, abbia come iniziale proprio la stessa lettera. Peraltro, un binomio visivo attraente e glamour che strizza l’occhio alle nuove tendenze per cui le maglie di calcio non restano più confinate al mero contesto sportivo ma conquistano con esuberanza la vita di tutti i giorni fino a diventare vere icone di stile. L’oro del marchio Jeep sul kit gara casalinga celebra con orgoglio la partnership tra due colossi che attraverso l’innovazione comunicativa e di design hanno puntato, tramite il licensing e il merchandising, a conquistare nuovi mercati come Giappone, Cina, Hong Kong, Macao, Taiwan, Australia e Nuova Zelanda.

Con il marchio Jeep di Fiat Chrysler Automobiles, la Juventus ha seguito inoltre il trend delle sponsorizzazioni tipicamente inglesi, accostandosi alle grandi del calibro dello United con il marchio automobilistico Chevrolet o semplicemente degli altri club blasonati d’Inghilterra come Arsenal, Chelsea, Manchester City e Liverpool, rispettivamente con Emirates, Three (Tre), Etihad e Standard Chartered. Binomi solidi e autorevoli che conferiscono spessore alla storia di ogni squadra.


Il licensing della Juventus si è completato intrecciandosi ormai da anni con Cristiano Ronaldo, tassello determinante per il cambio di marcia, non solo sul terreno di gioco ma anche nelle vetrine degli store d’Italia e di mezzo mondo, con i kit gara casalinghi e da trasferta e con tutta la linea di abbigliamento sportiva e fashion di Adidas. Secondo le rilevazioni di Euromericas Sport Marketing del 2019, ultimo anno credibile considerando gli stravolgimenti globali a cui abbiamo assistito nel 2020, il club bianconero può essere considerato il decimo club al mondo per maglie vendute: un totale pari a circa 1.315.000 EUR. Precedono in classifica due inglesi, Manchester United e Liverpool, da sempre protagoniste della Premier League fra le tante squadre sponsorizzate dai brand di scommesse online, e i bavaresi del Bayer Monaco. Con la stella portoghese, il merchandising bianconero, oggi trainato dalle tre strisce Adidas, ha registrato un eccellente balzo in avanti con un saldo tra vendite e acquisti di prodotti passato dai 16,32 milioni del 2017-2018 ai 26,52 milioni del 2018-2019, registrando così una variazione positiva di oltre dieci milioni.


Il rebranding e il rinnovo identitario del club, iniziato con il nuovo design del logo, fanno della maglia bianconera una vera miniera d’oro e si inquadrano in un cambio di visione strategico che per adesso è solo all’inizio dell’ambizioso percorso di crescita. La Juventus ha già esplorato, e continuerà a farlo, nuovi territori che intrecciano business, marketing e design senza mai abbandonare tutti gli elementi che connotano il patrimonio unico di valori e di vittorie sportive del club.

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