LAVAGNA TATTICA – Juve, non basta un buon Morata: il palleggio ha tanti problemi

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Nonostante un buon Morata, il palleggio della Juve a Crotone è stato insufficiente. I bianconeri hanno faticato molto

Come voleva giocare Pirlo

Ieri abbiamo scritto delle difficoltà difensive della Juve di Crotone. Purtroppo per Pirlo, anche la fase di possesso si è rivelata assai problematica, seppur con la parziale giustificazione delle molte assenze.

Nonostante una rosa molto adattata, la Juve ha mantenuto i suoi principi. E’ infatti scesa in campo con lo stesso scaglionamento delle precedenti partite, un 4-4-2 in fase difensiva che diventa un 3-2-5 quando i bianconeri hanno la palla. Nelle intenzioni di Pirlo, c’era però più fluidità rispetto al solito. Come ha detto l’allenatore nel post match, Kulusevski (che in teoria era nei 3 davanti insieme a Ronaldo e Portanova) doveva trovare la sua posizione a seconda della situazione di gioco. Il calcio della Juve mira a occupare tutti e 5 i corridoi verticali, di conseguenza lo svedese doveva farsi trovare nella zona in cui si riusciva a ottenere superiorità.

Lo abbiamo visto scambiarsi tante volte di posizione con Chiesa: spesso l’italiano entrava dentro al campo, mentre l’ex Parma si apriva larga a destra. L’intenzione della Juve era quella di fare densità su quel lato per poi crossare a sinistra sul secondo palo, dove Frabotta era sempre pronto a staccare. Insomma, i due bianconeri dovevano associarsi molto tra di loro, con e senza palla.

Un esempio in questa slide. Chiesa entra dentro al campo con Kulusevski che gli porta via l’uomo e crossa sul secondo palo per Frabotta. 

La rifinitura della Juve è stata però assolutamente problematica, come dimostrano gli appena due tiri in porta. Tra le linee si sono visti tanti errori tecnici, soprattutto di un Chiesa che ha sbagliato molto nel fraseggio quando entrava dentro al campo. Si è patita molto l’assenza di calciatori come Ramsey e Dybala, visto che la qualità del palleggio per vie centrali è stata molto bassa.

La Juve punisce in ripartenza

Non a caso, i principali pericoli sono arrivati in situazioni dove il Crotone ha concesso spazi e la Juve ha potuto aggredire la profondità. Come per esempio in occasione del gol di Morata, con Kulusevski che ha imbeccato Chiesa con un preciso filtrante.

L’attaccante spagnolo è stato molto prezioso, forse il migliore in campo per i bianconeri. Soprattutto per la qualità del suo gioco spalle alla porta, che ha portato alle azioni più pericolose del match. Per risalire il campo, in diverse circostanze la Juve lanciava lungo su di lui. Morata è spesso riuscito ad arrivare sul pallone e a vincere il duello con il difensore avversario, servendo poi un Kulusevski pronto ad aggredire la profondità. Così è arrivato il gol, con le sue sponde e spizzate che si sono rivelate utilissime. Quasi alla Dzeko.

Nella slide sopra si vede un’altra situazione di questo tipo, su un rinvio dal fondo Morata la spizza per Kulusevski. E’ stato l’unico modo con cui la Juve ha trovato qualche spazio.

In un match altamente negativo, da Morata provengono le notizie migliori. Non si è depresso in un contesto difficile, anzi si è saputo caricare la squadra sulle spalle ed ha vinto tanti duelli individuali.

Arthur e le difficoltà nel palleggio

La Juve non ha però incontrato difficoltà solo negli ultimi metri. I bianconeri hanno infatti sofferto anche nell’uscita dal basso, visto che il pressing del Crotone ha ripetutamente messo in difficoltà il palleggio degli ospiti. La Juve non è riuscita a consolidare il possesso con la facilità che Pirlo si augurava, il pressing a uomo di Stroppa ha anzi costretto i campioni d’Italia a diversi lanci lunghi. Demiral, schierato a sinistra, ha incontrato diverse difficoltà nell’utilizzo del piede debole, per rientrare sul destro perdeva tanti tempi di gioco.

Come si vede, il Crotone pressa molto in alto. Qui Bonucci è costretto al lancio lungo.

Anche la mediana non è stata convincente. Arthur e Bentancur erano marcati benissimo degli avversari, di conseguenza i difensori spesso li bypassavvano: o lanciavano lungo, o allargavano sui quinti (che però erano sempre inseguiti da Pereira e Reca).

Il pressing a uomo del Crotone. Frabotta è costretto al lancio. La Juve non riesce a servire i propri mediani.

Arthur ha mostrato molte delle sue qualità, come per esempio il primo controllo eccezionale e una grande capacità di resistere alla pressione avversaria. Tuttavia, non si ricordano molti suoi passaggi illuminanti. Pirlo nel post gara ha detto che Arthur ha caratteristiche tipiche del calcio spagnolo: gioca molto sul corto e vede poco il campo davanti a sé, secondo l’allenatore bresciano dovrebbe invece velocizzare e verticalizzare di più.

Va però detto che lo scaglionamento non lo ha certo aiutato. Nel 3-2-5, c’era sempre un’eccessiva distanza tra i mediani e le punte. Come detto, Arthur si esalta nel fraseggio sul breve (d’altronde, faceva la mezzala di possesso a Barcellona) e nel formare i triangoli con i compagni. Non è un giocatore che fa lunghi passaggi filtranti tra le linee. Di conseguenza, va creato un contesto in cui il talento del brasiliano possa emergere, poiché una squadra troppo lunga, senza soluzioni di passaggio vicine, vuol dire mettere Arthur in grande difficoltà.

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