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LAVAGNA TATTICA – Kulusevski sempre spalle alla porta: la Juve crea poco

Jacopo Azzolini

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La Juve ha creato molto poco a Verona. Kulusevski e la punte hanno quasi sempre ricevuto spalle alla porta, in situazioni difficili

La Juve fatica a palleggiare

Ieri abbiamo scritto dell’enorme difficoltà che la Juventus ha avuto nel superare il pressing uomo su uomo del Verona. Come riporta @CalcioDatato, gli scaligeri hanno concesso appena 6 passaggi in media ai bianconeri prima di intraprendere un’azione difensiva. La Juve, anche complici le pesanti assenze di Danilo, Cuadrado e Arthur, ha faticato nel palleggiare dal basso, con più lanci lunghi rispetto al solito. Insomma, è stata una partita abbastanza sporca.

Basti pensare all’atteggiamento di Szczesny. Spesso i mediani erano lontani dal portiere, che non aveva riferimenti sul breve vicino a sé: l’ex Arsenal ha lanciato parecchie volte lungo.

La Juventus ha quindi cercato un gioco più diretto, appoggiandosi direttamente per le punte. Non è però riuscita a risalire in modo pulito, con i difensori del Verona che anzi sono riusciti spesso a recuperare palla con facilità. Gli attaccanti bianconeri erano costretti sempre a ricevere spalle alla porta e circondati da maglie rivali. Un contesto poco favorevole che anzi esaltava le caratteristiche di Gunter e compagni. La Juventus faticava ad arrivare nella trequarti rivale.

Manca una prima punta

Anche se non stava certo attraversando un momento positivo, in queste gare l’assenza di Morata si fa sentire. Manca un vero centravanti in grado di ripulire palloni e giocare spalle alla porta, raccogliendo i lanci che arrivano dal basso. Senza un attaccante che facesse loro da parete, anche Ronaldo e Ramsey hanno sofferto la fisicità del match: circondati da maglie rivali, sono stati spesso sovrastati dai difensori rivali nelle palle alte. La Juve non riusciva a servirli palla a terra in situazioni pericolose, era anzi costretta a lanciare.

Due esempi nelle slide sopra, in cui i difensori dell’Hellas accorciano bene su Ramsey e Ronaldo.

Non stupisce che, in questo contesto difficile, Pirlo stia chiedendo tantissimo a Kulusevski dal punto di vista tattico. Nel match di sabato, prima di tutto lo svedese faceva un grande lavoro senza palla, defilandosi molto sul proprio lato destro, ossia dove il Verona – con Zaccagni e Dimarco – rifinisce. Tant’è che quello della Juve sembrava spesso un 5-4-1 più che un 5-3-2.

Qui si vede come Kulu si apra molto.

Kulusevski sempre spalle alla porta

Senza una vera prima punta, è Kulusevski che deve fare tanto lavoro sporco per fare risalire la squadra. L’ex Parma è stato costretto a fare continuamente a sportellate con gli avversari. I compagni si appoggiavano molto a lui, cercandolo con verticalizzazioni piuttosto profonde.

Raramente lo abbiamo visto puntare l’uomo in velocità, visto che era quasi sempre costretto a giocare spalle alla porta e a fare lavoro sporco.

Un esempio nella slide sopra, in cui riceve una verticalizzazione che Bentancur effettua dalla propria trequarti. Anche in questo caso, l’ex Parma riceve spalle alla porta e circondato da maglie rivali.

Kulusevski si è sacrificato molto e si è mosso su tutto il fronte offensivo per generare vantaggi alla manovra. Lo abbiamo visto in particolare sul proprio lato destro, dove ha anche generato a volte superiorità numerica con giocate di alta scuola. Tuttavia, in un contesto tattico così complicato, è difficile che possa fare la differenza con costanza.

Kulusevski deve essere messo nelle condizioni di puntare l’uomo, va servito in campo aperto e sulla corsa. Di recente, sta invece giocando quasi da solo, gli sono richiesti spunti individuali molto difficili e complicati. Anche perché, soprattutto quando manca McKennie, la squadra vicino a lui è spesso troppo ferma, non c’è nessuno che compensi i suoi movimenti.

Un esempio nella slide sopra, che mostra la prevedibilità e la staticità della Juve. Chiesa è bloccato e raddoppiato a destra: Kulusevski si apre in supporto, ma i bianconeri sono sempre in inferiorità numerica. La squadra è ferma, nessuno aggredisce gli spazi o si butta dentro.

Insomma, è indiscutibile l’impegno che lo svedese sta mettendo nelle ultime settimane, ma non è positivo che sia costretto a fare gli straordinari e a dover giocare da solo o quasi. Oggi il palleggio della Juventus non esalta i propri attaccanti, che raramente sono imbeccati in situazioni dove possono fare la differenza.

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