Lippi contro l’ipotesi playoff: «La stagione deve finire in maniera regolare»

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Marcello Lippi, ex allenatore della Juve, ha rilasciato un’intervista parlando anche della possibile conclusione della Serie A

Ai microfoni di Radio Bianconera, Marcello Lippi ha parlato così dell’emergenza Coronavirus in Italia. Di seguito riportate le dichiarazioni dell’ex allenatore della Juve.

QUARANTENA «Ci siamo abbracciati tanto… A parte quello, è un momento che va affrontato così, non è facile, bisogna avere grande serenità, grande convinzione, cercando di fare il massimo e fare in modo che duri il meno possibile. È difficile, però bisogna farlo perché pensare di dover vivere in questa maniera per altri 2-3 mesi sarebbe un grande problema. Dobbiamo fare in modo che duri il meno possibile».

ADATTAMENTO – «Il diverso per tutti noi è lo stare in casa tutta la giornata. Le persone sono abituate a vivere, ai contatti umani, di lavoro, uscire la mattina e tornare la sera a casa con grande piacere. Doverci stare tutto il giorno non è facile. Il profumo del mare per fortuna arriva a casa mia».

CALCIO – «Le polemiche ci sono sempre state e sempre ci saranno, l’idea è quella di sempre cioè che ognuno guardi al proprio giardino, ascoltando le parole di qualunque presidente o dirigente c’è un tornaconto personale, per la propria società. Le società che vogliono riprendere gli allenamenti? Non ne voglio parlare nei particolari, parlo in generale. Questa cosa è necessaria e bisogna farla. Poi ci sono tante valutazioni e ipotesi da fare sulla conclusione dell’annata, non c’è dubbio che la stagione debba finire. Si possono fare tante ipotesi, ma dipende da quando si riprende. A me piacerebbe che l’annata si concludesse così com’è iniziata, cioè giocando tutte le giornate e avendo una classifica finale. Mi auguro si possa fare questo anche giocando ogni tre giorni. A me non piacerebbero i playoff e i playout, mi piacerebbe che la stagione finisse in maniera regolare».

CALCIATORI«In questo momento i calciatori sono un pochettino trattati con molta demagogia, si tende a valutare il calciatore come ricco, viziato, che guadagna tanti soldi rispetto ad altre categorie che oggi hanno problemi e questo può essere vero. Ma i calciatori dal punto di vista sociale sono più sensibili di quanto la gente possa immaginare e fanno tantissima beneficenza sia in termini materiali che di umanità, ma magari non vogliono farlo sapere perché la loro vita è sempre sotto i riflettori. Non c’è dubbio che anche in questo caso fa impressione sentire uno che ha preso un aereo per fare un viaggio transoceanico, ma state sicuri che se servirà fare sacrifici i calciatori lo faranno».