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Locatelli è davvero la pedina che serve alla Juve? – ANALISI TATTICA

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Locatelli porterebbe qualità tecniche che mancano alla Juve. Ci sono però alcune incognite tattiche

La trattativa tra Locatelli e la Juve è ancora lontana dal terminare. In un’estate povera di grandi investimenti, il centrocampista del Sassuolo – molto apprezzato dalla società bianconera – è visto come il tassello giusto per rinforzare la squadra.

Sotto la guida di De Zerbi, l’ex Milan è stato probabilmente uno dei giocatori più migliorati degli ultimi anni di Serie A. Il suo percorso in neroverde è stato interessante. Se nella prima stagione era soprattutto una mezzala che agiva alle spalle della linee di pressione avversarie, oggi si è affermato soprattutto come mediano a 2. E’ diventato un calciatore pulitissimo nel fraseggio sul breve e nel resistere alla pressione avversaria: un giocatore in grado di dare tanta qualità alla manovra e di rendere la propria squadra dominante in fase di possesso. Non sparisce mai dalla partita, prendendosi sempre tante responsabilità e gestendo una valanga di palloni.

A differenza dei mediani più compassati, sa anche agire da mezzala e sganciarsi in avanti, incidendo in zone avanzate del campo. Lo abbiamo d’altronde visto in questi Europei, in cui Locatelli a seconda della partita (e del momento) sapeva se restare più basso vicino a Jorginho o se invece avanzare (a volte anche aprendosi) la propria posizione nella trequarti avversaria. Tant’è che ha attaccato molte volte bene gli spazi, segnando anche una doppietta contro la Svizzera e riempito bene l’area di rigore.

In questa gara prima degli Europei vediamo Locatelli che, dopo aver fatto il mediano nei primi 45′, nella ripresa avanza molto la propria posizione e si fa trovare costantemente nella trequarti lituana.

Insomma, è un giocatore molto tecnico, in grado di alzare drasticamente la qualità del palleggio (qualcosa di cui la Juve ha un disperato bisogno), ma allo stesso tempo dinamico, che sa giostrare anche in zona di rifinitura. Ha quindi una polivalenza che è tornata molto utile sia a De Zerbi che a Mancini.

Per quanto sia impiegabile come mezzala, viene da pensare che Allegri lo imposterà da vertice basso in un centrocampo a 3, visto che – a meno di un’esplosione di Arthur – manca un profilo in grado di fare il play. C’è però qualche incognita tattica tattica pensando alle stagioni precedenti. Le squadre del tecnico toscano hanno un possesso più orizzontale rispetto a quelle di De Zerbi: con le mezzali che scappano e in generale i compagni più lontani, si vedono meno fraseggi sul breve e più cambi di campo e passaggi lunghi sugli esterni. Inoltre, con gli interni che si buttano in avanti per attaccare l’area di rigore, il play spesso è isolato nelle ripartenze avversarie, qualcosa che succedeva con frequenza a Pjanic. Locatelli dovrebbe quindi acquisire letture difensive molto diverse rispetto a quelle viste a Sassuolo, proprio perché i principi sono diversi.  C’è il rischio di allontanarlo eccessivamente dalla trequarti avversaria, poiché deve rimanere a protezione della retroguardia, di conseguenza dovrebbe dosare i suoi smarcamenti offensivi.

Inoltre, le Juventus di Allegri del passato tendevano a svuotare il centro in zona di rifinitura, ricorrendo sistematicamente al cross. Qualcosa che sembra sposarsi poco con il gioco di Locatelli, che invece ha prediletto squadre che fraseggiavano per vie interne e cercavano di sfondare soprattutto al centro. Sia Italia che Sassuolo erano infatti formazioni che crossavano pochissimo.

Le qualità di Locatelli sono evidenti, ma è abbastanza diverso dal prototipo di giocatore che Allegri ha avuto e valorizzato nelle ultime stagioni: sia pensando ai play, sia alle mezzali (da sempre calciatori più “quantitativi”, fisici e di inserimento, non palleggiatori).  Se alla fine dovesse arrivare alla Juve, sarà interessante vedere che assetto tattico l’allenatore studierà per farlo rendere al meglio.

 

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