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Maddaloni: «Juve, vai col tridente. Scudetto? Non è come il 2016» – ESCLUSIVA

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Massimiliano Maddaloni, ex allenatore della Juventus Primavera ed ex vice di Ciro Ferrara, ha parlato in esclusiva a Juventusnews24

Massimiliano Maddaloni ha vissuto la Juventus sia come allenatore (vincente) della Primavera che come vice della Prima Squadra quando in panchina sedeva Ciro Ferrara. Il neo allenatore del Siena ha parlato in esclusiva a Juventusnews24 del cammino dei bianconeri di Massimiliano Allegri in questa stagione, della lotta scudetto, del futuro da allenatore di Fabio Cannavaro e di molto altro. Ecco le sue dichiarazioni.

Che impressione le ha fatto la Juventus vista a San Siro contro l’Inter?

«La partita della Juve ha ricalcato le ultime prestazioni fatte. Sta dimostrando di ritrovare, piano piano, una compattezza sotto l’aspetto difensivo e di squadra che sa essere pragmatica. Di conseguenza, alla fine, ha portato via un pareggio che nel contesto globale ci poteva stare, anche se forse ai punti avrebbe potuto vincere l’Inter».

Fa ancora discutere l’episodio del rigore concesso ai bianconeri e trasformato da Dybala nel finale. Che opinione si è fatto?

«Alla fine se il Var ha visto che c’era una situazione in cui era giusto fermare e punire con il rigore, vuole dire che il rigore c’era».

Come valuta il lavoro di Allegri da quando è tornato sulla panchina della Juventus?

«Io credo che Allegri possa far ben poco rispetto a quello che sta facendo. In questo momento sta sfruttando le caratteristiche dei giocatori a sua disposizione. Ha avuto qualche infortunato, come Dybala, che gli ha creato qualche problema, però li sta recuperando. Credo che Allegri, dall’alto della sua esperienza, stia cercando di ottimizzare e di cercare di far giocare la Juve secondo le caratteristiche dei giocatori che ha».

Allegri ha a completa disposizione Chiesa-Dybala-Morata. Il tridente può essere un’arma in più per la Juventus?

«La Juve ha bisogno di questa qualità che fino adesso non c’è stata. Credo che alla fine sia quasi automatico mettere in condizione la squadra  di avere più intraprendenza e personalità nella gestione della partita e in fase di possesso. Non potrai mai giocare tutte le partite ad aspettare l’avversario perché poi a lungo andare questo tipo di situazione ti porta a non vincere niente».

Milan e Napoli non si fermano e sono in vetta alla classifica della Serie A. I bianconeri hanno possibilità di rimontare?

«Tutti si rifanno a quella famosa rimonta della Juventus di qualche anno fa (stagione 2015-2016 ndr). Io credo che siano squadre completamente diverse per caratteristiche. Non penso che la Juve possa avere in fondo la capacità e la qualità per poter riprendere la vetta. E’ anche vero che l’andamento di Milan e Napoli è molto forte e non potranno tenerlo in eterno. Quindi tra il fatto che un po’ loro molleranno e il fatto che la Juve potrà crescere, allora forse il divario non sarà quello attuale e potrebbe riavvicinarsi. Ma quest’anno, ripeto, non è fattibile pensare ad una rimonta come quella di qualche anno fa».

Dove può arrivare la Juventus in Champions League?

«In questo momento ha dimostrato di essere una squadra di esperienza internazionale. Bisogna vedere, quando verranno partite più importanti, quanto effettivamente la Juve sarà cresciuta. In questo momento, se dovesse andare ad affrontare grosse squadre, troverebbe dei problemi».

Lei ha lavorato per molto tempo insieme a Cannavaro. Ha le qualità per poter diventare, in futuro, allenatore di un top club come la Juventus?

«Fabio sicuramente è portato per fare l’allenatore. Secondo me non deve fare un errore che è costato caro molti nostri colleghi. Voglio dire che non si può arrivare ad allenare la Juve senza aver fatto prima un percorso. Non perché non si è bravi, ma perché la Juve è un insieme di tanti componenti di campo e roba varia. Quindi ci vuole l’esperienza giusta per allenarla. Secondo me Cannavaro può diventare un buon allenatore durante un processo di formazione nel tempo».

Da allenatore della Juventus Primavera ha vinto il trofeo di Viareggio insieme ad un giovanissimo Ciro Immobile. Si aspettava un suo exploit? Perché la Juventus non decise di puntare su di lui?

«Ciro Immobile all’epoca è arrivato alla Juve quando sono arrivato anche io e poi ci siamo ritrovati, dopo due anni, tutti e due nella Primavera. Ciro in quell’anno lì iniziò il suo percorso di giocatore che poi sarebbe maturato fino ad arrivare dove è arrivato. Lui era uno di quelli che aveva tanta voglia. Io lo definivo una spugna, perché aveva voglia di apprendere sempre e comunque. Però vederlo vincere la Scarpa d’Oro, sinceramente, è stata una sorpresa in positivo anche per me. Sono contentissimo per lui, non è che si vince un premio così. Perché la Juve non ci ha creduto? In quel momento Ciro era in un contesto in cui c’erano giocatori davanti a lui che avevano uno spessore talmente alto che era difficile credere in lui, come Del Piero e Trezeguet. Lui piano piano ha fatto un percorso di crescita in cui ha avuto la fortuna di essere allenato da allenatori che, secondo me, sotto l’aspetto della fase di attacco gli hanno dato tanto, come Zeman e Ventura che hanno inciso sulla sua maturazione».

Che cosa si porta dietro in questa sua nuova avventura da allenatore del Siena dalla sua esperienza come vice allenatore di Ciro Ferrara alla Juventus?

«Mi porto il fatto che siamo arrivati ad allenare la Juventus in un momento in cui eravamo troppo giovani e inesperti. Abbiamo pagato quello. Oggi il processo di maturazione per allenare una grande squadra è un processo che non può venire subito. Altrimenti si rischia di essere bruciati come è successo a Pirlo lo scorso anno».

Si ringrazia Massimiliano Maddaloni per la cortesia dimostrata in occasione di questa intervista.