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Malmoe Juve: Bonucci geometrico, i suoi lanci sono la chiave – ANALISI

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Analisi tattica Malmoe Juve di Champions League: la partita del New Malmoe Stadium analizzata nei dettagli. Le mosse di Tomasson e Allegri

I primi minuti di Malmoe-Juventus sembravano il proseguimento delle partite precedenti. La Juve era timorosa e impaurita: faticava a pressare in avanti e concedeva preoccupanti spazi alle spalle del centrocampo, con il Malmoe che era riuscito a sfondare due volte. Il gol di Alex Sandro, in un’azione ben costruita e tutt’altro che estemporanea, ha totalmente cambiato l’inerzia del match. La Juve ha iniziato a dominare, recuperando il pallone in avanti e gestendo con brillantezza il possesso. I calciatori sembravano divertirsi, con la manovra fluida e costanti rotazioni.

La Juve è comunque parsa ben preparata su come sfruttare le lacune rivali. Il Malmoe era ben lontano dallo stereotipo della squadra svedese arroccata e rinunciataria. Anzi, manteneva una linea alta e tentava di pressare molto in avanti, cosa riuscita bene nei primissimi minuti. Con il passare del tempo, la retroguardia si è però rivelata molto perforabile. Difendevano molto male la profondità e spesso non accorciavano con i tempi giusti. La Juve riusciva così a sfondare in tanti modi: a volte trovando l’uomo tra le linee (Rabiot, Bentancur e Dybala avevano tanto spazio), a volte lanciando direttamente lungo.

E’ soprattutto con quest’ultimo metodo che la Juventus ha fatto male agli avversari. I lanci millimetrici di Bonucci hanno costantemente trovato l’uomo libero, come quella volta sul finale di primo tempo in cui ha messo Alex Sandro solo davanti al portiere. Oppure l’azione del rigore, arrivata grazie a un bel movimento di Morata ad attaccare la profondità. Attaccando in modo diretto, la Juventus ha messo in crisi la fragile struttura difensiva svedese, creando occasioni con pochi passaggi.

Dal punto di vista tattico, abbiamo invece visto un’asimmetria non certo nuova. I bianconeri si difendevano con il 4-4-2 ma attaccavano con il 3-5-2: Danilo rimaneva bloccato diventando terzo di difesa, mentre Alex Sandro e Cuadrado davano ampiezza. Proprio il brasiliano ha giocato una gara incoraggiante, che ci lascia spunti già visti l’anno scorso. Con il pallone, l’ex Porto ha perso molta della verve offensiva che lo distingueva. Gli spazi però continua ad attaccarli molto bene. Si è visto a Malmoe, dove era sempre alto e riempiva molto bene l’area nei cross da destra. Così è arrivato il gol e numerose altre occasioni. Contando che le squadre di Allegri utilizzano molto i cross e i cambi di campo, queste qualità del brasiliano possono tornare molto utili.

In generale, sono stati tanti i singoli a fare bene. Oltre al già citato Bonucci, autore di lanci precisissimi, Morata ha effettuato movimenti preziosissimi: sia quando attaccava la profondità, sia nei frangenti in cui veniva incontro. Basti pensare a quando ha messo Dybala solo davanti al portiere con quel bel passaggio alto.

Locatelli ha dato ordine e personalità alla manovra, così come Rabiot e Bentancur si sono mossi con i tempi giusti approfittando degli spazi concessi. La palla ha girato molto più velocemente rispetto al solito, tant’è che – rispetto al solito – Cuadrado è stato servito tante volte in corsa (e non da fermo come nelle ultime partite). Così è arrivato l’assist del primo gol.

Insomma, la Juve era in fiducia. Brillante nel gestire il pallone, con costanti smarcamenti e rotazioni che non davano mai punti di riferimento agli avversari. E’ chiaro il tipo di gioco che vuole fare questa squadra: la sfida sarà replicare quanto visto in Svezia anche contro avversari di categoria superiore. Di certo, è una partita che dimostra come, nonostante l’avvio shock in campionato, la rosa della Juve abbia grandi potenzialità se utilizzata a dovere.