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Marco Basoccu (tifoso Juve ferito nel derby) racconta il suo trauma: «Non tornerò a guardare le partite»

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Marco Basoccu (tifoso Juve ferito nel derby) racconta il suo trauma: «Non tornerò a guardare le partite». La testimonianza

Accanto a suo padre, Marco Basoccu sta lentamente ritrovando una parvenza di normalità. Dopo il grave ferimento alla testa avvenuto prima del derby Torino-Juventus dello scorso 24 maggio, sul volto del trentaseienne ricompaiono finalmente i primi sorrisi. Si tratta di sentimenti che oggi esprimono «soddisfazione e anche un po’ di stupore» di fronte ai rapidi sviluppi dell’attività investigativa guidata dalla Procura di Torino.

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La ricostruzione dei fatti ha infatti confermato i sospetti iniziali: a colpire l’ultrà bianconero è stato un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo da un agente. Il poliziotto è ora indagato per lesioni aggravate e per lui sono stati richiesti i domiciliari, una decisione che spetterà al GIP nei prossimi giorni. «L’avevo capito, soprattutto basandomi sulle testimonianze ricevute», dichiara con fermezza Basoccu.

Le condizioni di salute e il trauma psicologico

Il percorso di guarigione, sia fisico che psicologico, resta tuttavia lungo e tortuoso. Marco racconta a Tuttosport di stare «bene, almeno fisicamente: di tanto in tanto ho qualche mal di testa e avrò comunque un altro intervento, programmato per settembre». Al danno fisico si somma un trauma emotivo profondo e difficile da superare: «Spero diventi presto un brutto ricordo, per adesso sto cercando di recuperare le forze e non sono ancora rientrato al lavoro. Vivo alla giornata e aspetto sviluppi».

Il nodo dei “razzi” sulla folla e la rabbia del padre

Le indagini dei magistrati cercheranno ora di fare piena luce su un punto cruciale: il motivo per cui l’agente abbia deciso di sparare «numerosi razzi» contro una folla pacifica in coda per entrare nel settore ospiti, del tutto distante dai disordini di via Filadelfia.

Il padre di Marco, Pier Luigi, esprime amara fermezza sull’accaduto:

«Non c’era nulla da sedare, figuriamoci. Perciò bisogna capire se sia stato un diktat dall’alto oppure un’azione del singolo. Marco e chi era con lui si stavano spostando pacificamente».

L’uomo manifesta una dose di rabbia, escludendo categoricamente ogni possibilità di riconciliazione privata:

«Sarebbe bello avere una spiegazione, anche solo per capire. Ma non c’è alcuna intenzione di incontrare l’agente responsabile: aveva l’opportunità di pentirsi e di chiarire. Ora dovrà invece risponderne in maniera coercitiva. Mi lascia senza parole sapere che a ferire sia stato un poliziotto».

L’Addio Definitivo allo Stadio

Nonostante la gradita telefonata di conforto ricevuta direttamente dal presidente della Juventus Gianluca Ferrero, il futuro di Marco sarà necessariamente lontano dagli spalti. La paura di rivivere quel dramma ha preso definitivamente il sopravvento: «Onestamente, non me la sento di tornare a seguire le partite – dice Marco -: sono ancora troppo scosso e le dinamiche accertate non hanno aiutato. La verità è che poteva capitare a chiunque: questa cosa mi spaventa più di tutte le altre».

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