Marelli: «Falli di mano? Non è cambiato nulla, ma facile lamentarsi» – ESCLUSIVA

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Luca Marelli, ex arbitro e punto di riferimento per l’analisi di episodi da moviola, ha parlato in esclusiva su JuventusNews24

Luca Marelli, ex arbitro, si è concesso in esclusiva su JuventusNews24 per analizzare quanto accaduto dal punto di vista arbitrale in Juve-Atalanta. Più in generale una riflessione su casistica e frequenza anomala (?) dei calci di rigore in Serie A.

I due rigori di Juve-Atalanta possiamo definirli serenamente netti?
«C’è poco da approfondire in merito. Sono due episodi chiari. Il primo di De Roon dovuto all’aumento del volume corporeo. Se avesse colpito il pallone col braccio destro non sarebbe stato punibile, ma l’ha preso chiaramente con quello sinistro. Il secondo episodio è una sciocchezza di Muriel, l’azione non era nemmeno pericolosa. Ma è un braccio talmente largo da non poter legittimare alcun tipo di dubbio».

Cosa è cambiato realmente sui falli di mano rispetto alla passata stagione?
«Assolutamente nulla, ci sono semplicemente più episodi. Bisognerebbe capire il perché. L’unica differenza si ha sui tocchi di mano in attacco durante un’azione che porta alla realizzazione di una rete. Una regola che personalmente reputo una follia. Non si può annullare un gol per qualsiasi tocco di mano avvenuto precedentemente, molto spesso casuale. Gli episodi più lampanti in questa stagione sono stati il gol di Ibrahimovic a Firenze, o il recente tocco di mano precedente al gol di Elmas in Genoa-Napoli».

E allora perché vengono concessi così tanti calci di rigore? I numeri sembrano parlare chiaro…
«Sui calci di rigori concessi in questa stagione, i penalty relativi a tocchi di mano sono percentualmente inferiori quelli della passata stagione. Sono invece aumentati a livello assoluto. Sono dell’idea che – al di là del caso specifico del tocco di mano – si tenda a punire troppo in area rigore per “contattini”. L’ultimo esempio lo abbiamo avuto ieri sera in occasione di Napoli-Milan. Quello è un rigore che non andava assegnato: ma è un problema di percezione. In realtà non escludo nemmeno che tutti questi rigori possano essere frutto della casualità».

C’è un’effettiva incongruenza con quello che succede negli altri massimi campionati europei?
«Paragonare ha un senso se si conoscono i campionati stanieri. In Premier il Var lo utilizzano come gli pare. Si sorvola su molti tocchi di mano, ricordo un Liverpool-Manchester City in cui Guardiola si arrabbiò moltissimo. Il vero problema in Italia sta nell’attitudine dei difensori. Penso che difensori italiani in generale siano più scarsi rispetto a quelli all’estero. Si prendono troppi rischi, con troppa superficialità. E con il Var questo non è più consentito. Adesso viene tutto visto in tempo reale, non nella trasmissione del lunedì sera alla moviola».

Nell’arco del campionato trova ci sia stata omogeneità nella valutazione di questi episodi o si è fatta un po’ di confusione?
«La confusione è tutta dei mass media. Ci sono stati tanti rigori e qualche errore. Ma gli errori sono stati molto inferiori alle valutazioni coerenti. Errore è il rigore fischiato a De Ligt a Lecce, per esempio. Si cerca sempre di fare polemica: prima perché si fischiava troppo poco, ora perché si fischia troppo».

A proposito: Gasperini si è lamentato molto dopo Juve-Atalanta. Come si spiega l’ostilità di diversi allenatori nei confronti di questo genere di eventi?
«È tutto uguale a prima, solo ora c’è la tecnologia. Questa è la sostanziale differenza. Non ricordo di allenatori che non si siano mai lamentati per un rigore a sfavore. Questo perché lamentarsi è molto più semplice che trovare una soluzione. Andare in televisione e dire che questo non è più calcio è facile. Ma bisogna ricordarsi che sono stati gli stessi tecnici a chiedere maggiore oggettività. Non si può sempre andar dietro alle loro lamentele».

Vale la pena cambiare modo di difendere per adattarsi a questo regolamento?
«Non credo modo di difendere, anche se non sono un tecnico, ma qualcosa va studiato a livello concettuale. Ci sono tanti episodi molto simili tra loro che ricorrono. Il giocatore che salta, ad esempio, per forza di cose perde il controllo delle braccia. Forse quando si vuole contrastare un cross conviene di più lanciarsi verso il pallone che saltare verticalmente sulla figura. Capisco che è differente il gioco, ma bisogna adeguarsi alla presenza del Var».

Perché De Ligt è stato protagonista di così tanti tocchi di mano in area? Una casualità o c’entra una sbagliata attitudine difensiva?
«Siamo di fronte a colui che reputo essere il difensore più forte in circolazione per i prossimi 10 anni. Ma ha un’attitudine errata, troppo spesso sbaglia il posizionamento, almeno in funzione dell’arbitraggio. Poi in episodi come quello di Lecce non poteva fare nulla, è stato sfortunato. Però ha qualche problema nella postura, credo per un limite di età. Non può essere un caso che difensori esperti come Bonucci – tolto l’ultimo episodio col Milan -, Chiellini, Romagnoli, Skriniar, De Vrij non siano mai colti in fallo da questo punto di vista».

Si ringrazia Luca Marelli per la disponibilità e la cortesia mostrate in occasione di questa intervista

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