Nicchi: «Giocare d’estate? Nessun problema per gli arbitri, agiremo con deroghe»

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© foto www.imagephotoagency.it

Marcello Nicchi, presidente dell’AIA, ha rilasciato un’intervista, parlando della situazione degli arbitri in questa emergenza Coronavirus

Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, durante la trasmissione Stadio Aperto, Marcello Nicchi ha chiarito la posizione degli arbitri in questa emergenza Coronavirus. Di seguito riportate le dichiarazioni del presidente dell’AIA.

DECISIONE«Abbiamo forza e capacità per gestire tutte le partite, ne gestiamo 700mila l’anno. Serve cautela, non c’è oggi qualcuno che possa stimare il rischio. Prendo un dato: finché siamo chiusi in casa non si può parlare di niente. Le decisioni le prenderà chi si occupa di sanità. Ma finché ci sono 600 morti al giorno non si può parlare di sport. Spero che presto i morti si azzerino, i numeri però sono ancora esponenziali. Come cittadino sarò sereno quando saprò che le terapie intensive si stanno svuotando. Lì allora si può pensare a ripartire, come per i bar, ristoranti, le fabbriche e tutto. Attenzione però a non sbagliare i tempi. Sono sicuro che questo giorno potrebbe arrivare presto, con le capacità che abbiamo, ma non posso assicurarlo».

GIOCARE D’ESTATE«Io ho diecimila problemi al giorno. Tra le altre cose era l’anno elettorale, sia per noi che per la FIGC che per il CONI. Dovremo chiaramente prorogare perché ora di assemblee non se ne possono fare. Se la stagione di solito finisce al 30 giugno, questa volta potrebbe finire più avanti. A noi va benissimo, non c’è problema. Agiremo con deroghe, farò quello che la mia autorità mi impone di fare».

VAR – «Non me ne frega niente, e lo dico in franchezza. Se ci sarà sarà ancora più bello, perché anche in tempo di guerra non si buttano via le conquiste. Ma se non ci sarà è perché non avremo ambienti in cui si possa operare. Quando dicevamo della sala VAR a Coverciano è per questo, sarebbe tutto diverso se operassero tutti da lì. Ma oggi si lavora in stanzine piccole, e anche lì serve sicurezza, perché ci sono anche gli operatori. Dobbiamo tutti fare dei sacrifici: pure se il calcio ripartisse senza VAR, non ce ne preoccuperemmo. Se c’è bene, sennò si va avanti lo stesso».

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