Palladino: «La Juve è una grande scuola di vita, che ricordi in bianconero»

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Un Raffele Palladino nostalgico ricorda i bei momenti passati in bianconero con campioni e compagni eccezionali

Attaccante dai piedi buoni e con ottime qualità, nel 2006 cotribuì a far risalire la Juventus dall’inferno della B alla Serie A, grazie ai suoi gol e alle sue prestazioni in campo, stiamo parlando di Raffaele Palladino ex attaccante bianconero attualmente svincolato. Il talento di Mugnano di Napoli ha rilasciato una lunga intervista al sito online “GianlucaDimarzio.com” in cui ha espresso il suo parere in merito alla Juventus impegnata questa sera al Tardini contro il Parma, ricordando la sua esprienza nel settore giovanile bianconero: «Tifavo per la Juve da piccolo, Baggio e Zidane erano i  miei idoli. Poi sono diventato calciatore e quindi anche più imparziale. Adesso faccio il tifo per la squadra della mia città e per tutte quelle in cui ho giocato. Quando arrivai alla Juve feci un patto con mio papà: qualora fossi arrivato a giocare in Serie A lui avrebbe smesso di fumare. E’ dal 2005 che non si accende una sigaretta. Sono arrivato alla Juve a 16 anni. Non mi hanno trascurato in nulla, quando entri lì dentro diventi professionista per forza, è una grande scuola di vita».

«La Juve in B? Ricordo tutto benissimo, avevo 21 anni ed ero reduce dalla mia prima avventura in A con il Livorno. Certo, era una Juve totalmente diversa da quella di oggi. Se mi aspettavo una rinascita del genere? Non in così poco tempo ma sì, ne ero sicuro. Conosco la mentalità dei dirigenti e della famiglia Agnelli. Di Nedved, mio ex compagno, so la fame che hanno di vincere, la voglia di primeggiare». Palladino si sofferma sull’importanza di Didier Deschamps durante il dopo Calciopoli: «Con lui fu amore a prima vista ero il sesto attaccante nella gerarchia. Avevo tante richieste, ma lui mi vide in ritiro e mi disse: ‘Tu rimani qua’. Ed è stato di parola, perché giocai tanto e segnai, nonotante davanti a me c’era la coppia devastante Del Piero-Trezeguet, una delle più forti di tutta la Serie A. Alex era più serio, arrivava al campo sempre per primo, faceva tanta palestra. Era grande anche a livello umano, cercavo di rubargli tutti i segreti. David era sempre sorridente, uno che amava scherzare e fare i dispetti nello spogliatoio. Il ricordo più bello è la festa ad Arezzo quando abbiamo conquistato la promozione dopo una cavalcata dispendiosa, soprattutto psicologicamente. Vedere la Juve in Serie B era troppo strano».

 

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