Paratici: «Ronaldo alla Juve? A mio figlio dissi che no, non era possibile»

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© foto Db Empoli 27/10/2018 - campionato di calcio serie A / Empoli-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Fabio Paratici

Il ds della Juventus racconta il suo “Codice” e svela tutti i retroscena dell’affare Cristiano Ronaldo. Le parole di Fabio Paratici

Intervistato da Sky Sport nello speciale condotto da Gianluca Di Marzio “Il Codice Paratici“, il ds bianconero ha raccontato dinamiche, retroscena e curiosità sulla propria metodologia di lavoro. Il focus va sull’affare del secolo, quello che ha portato Cristiano Ronaldo alla Juventus. Ecco alcuni passaggi delle sue parole: «I bambini sono tifosi dei calciatori più grandi e che gli fanno vivere dei sogni e credo che questi calciatori facciano vivere grandi sogni. Mio figlio aveva questo desiderio di Cristiano Ronaldo e di avere la sua maglia, quindi mi ricordo che andai a vedere una partita del Portogallo e comprai questa maglietta da bambino di Cristiano e lui la indossava sempre e lui non credeva a questa cosa. Tant’è che gli altri anni mi diceva: ‘Papà perché non compriamo Cristiano Ronaldo?’. ‘Perché è impossibile’, gli rispondevo. Poi quando è successo mi ha detto: ‘Papà mi avevi detto che era impossibile’. E lì la risposta non c’è stata..».

MAROTTA-PARATICI – «Credo che fossimo molto ben assortiti, complementari. Nel senso che io mi occupavo di una parte prettamente tecnica, lo scouting, il rapporto con gli agenti, individuare i calciatori. Se a scegliere ero io? , poi c’era il confronto con lui, che è una persona molto esperta, che conosce il calcio e che conosce molto bene i numeri, e fino a dove si poteva arrivare in una trattativa. Diciamo che la cosa migliore era il fatto di essere ben assortiti. Io portavo avanti fino all’ultima fase, dove lui interveniva con la sua esperienza e mi aiutava a fare meno errori possibili».

STRATEGIA – «Se è vero che sei uno che va su tanti giocatori contemporaneamente, anche un po’ per disturbare o far pagare di più le concorrenti? Sì, ma credo che quella sia un po’ una cosa di tutti. Nel mio caso non è nemmeno troppo una strategia. È che sono ossessionato dal riconoscere. Quindi quando vedo o leggo o sento dagli agenti, o dalle persone che mi informano, che qualcuno sta trattando un giocatore, la mia più grande dote credo che sia la curiosità di sapere com’è quel giocatore. Questa è una cosa che mi stimola molto. Quindi a volte faccio azioni di disturbo anche non volendo strategicamente. È proprio una questione di conoscere e di sapere, ma quando poi ti informi su un giocatore logicamente lo collegano alla tua squadra e anche tu diventi un potenziale pretendente”.

LA TRATTATIVA PIU’ LOGORANTE – «Credo che, nella durata, sia stato Tevez. Alla fine, è stato un giocatore che abbiamo contattato alla fine del primo anno alla Juve, quando non facemmo una bella stagione. Dovevamo rilanciare la Juve e contattammo ugualmente Tevez, anche se non eravamo qualificati per la Champions. I grandi giocatori, quando non giochi la Champions, fanno fatica a venire. Però lui disse subito: “Sì, anche se non siamo in Champions, io alla Juve verrei”. Poi la trattativa non è andata in porto per altri motivi, economici e via dicendo, però siamo sempre rimasti in contatto perché è sempre stato un mio chiodo fisso portare Tevez alla Juve».

CR7, GENESI E REALIZZAZIONE – «Con Cristiano è stato abbastanza semplice perché lui aveva in testa di venire alla Juve. Non c’è stato bisogno di convincerlo tanto. Credo intorno al 25 di maggio, dopo la finale di Champions. Lui è stato subito deciso, ha detto “Io, se la Juve c’è, voglio solo la Juve”. Quando ci siamo visti con Mendes, parlando di Cancelo, perchè la cosa nasce da questo. Lui mi ha detto: “Tu non ci credi, però Cristiano vuole venire alla Juve. Io risposi: “Non è che non ci credo, ma mi sembra difficile riuscire a far quadrare tutto”. Il Presidente è una persona molto presente nella nostra vita quotidiana perché è sempre con noi, o comunque sempre raggiungibile. Ci si può incontrare facilmente. Eravamo in giorni di programmazione, questo non era programmato, ma io gli ho detto: “Ci sarebbe una opportunità, l’importante è che mi ascolti fino alla fine. Sai, quando ti presenti nel suo ufficio e gli dici che devi comprare Cristiano Ronaldo… è una bella notizia sportiva, ma poi c’è tutta un’altra parte. Ma lui capì subitoCredo di averci messo un minuto a capire che lui stava già ragionando in quella direzione. Quando sono uscito dall’ufficio ho creduto che potessimo arrivarci. Agnelli mi ha detto: “Fammici pensare un giorno o due”, ma mi ha telefonato dopo 3 ore. Per redigere tutti i contratti ci siamo chiusi in una villa sul Lago Maggiore per un giorno intero con tutti gli avvocati della Juve e del calciatore».

CONTE VS ALLEGRI – «Conte era legato alla funzionalità del giocatore, rispetto a quello che voleva fare lui, che è una cosa legittima, anzi, facilita anche il lavoro di chi deve cercarti i calciatori. Conte aveva uno schema di gioco e, giustamente, bisognava cercare di trovare giocatori funzionali ad uno schema di gioco. Allegri, in questo senso, è più elastico, non ha solo un sistema di gioco, è più aperto, ha più soluzioni. Quindi il mercato si amplia un po’ di più».

CHAMPIONS – «Vincere la Champions? E’ una nostra ambizione, ma non un’ossessione».