Pregliasco (virologo): «Gli sport a rischio contagio sono quelli di squadra»

serie c
© foto www.imagephotoagency.it

Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano, ha rilasciato alcune dichiarazioni legate all’emergenza Coronavirus in Italia

Il Corriere dello Sport ha intervistato Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, per fare il punto sull’emergenza Coronavirus in Italia. Di seguito riportate le sue dichiarazioni.

SPORT«Gli sport a rischio contagio sono quelli di squadra e di contatto fisico. Uno sportivo in genere ha difese immunitarie molto più alte ed è quindi protetto, ma ha una finestra di debolezza che è nelle due ore successive allo sforzo atletico. Due ore durante le quali sarebbe di questi tempi consigliabile starsene tranquilli e a distanza dagli altri. Quindi il luogo di maggior rischio diventa lo spogliatoio».

LO SCENARIO – «Prima vorrei disegnare lo scenario temuto dagli specialisti e dall’Organizzazione mondiale della Salute (OMS): lo stesso della storica Spagnola del 1918, cioè il 35% della popolazione mondiale colpita. Il che non significa che il virus sia letale per tutta questa fetta di ammalati, anzi sia la Spagnola sia i dati attuali del Coronavirus indicano una lieve mortalità: 1-2% dei colpiti. Ma nel 1918 non c’erano farmaci, c’era una guerra mondiale, c’era la fame e tra i militari c’era il rischio contagio da comunità, caserme o trincee che fossero. Se la tecnologia farmacologica e l’organizzazione sanitaria non fossero nettamente evolute come accaduto negli ultimi decenni, una Spagnola alle stesse condizioni del 1918 ma con la popolazione mondiale odierna colpirebbe 2 miliardi e 700 milioni di persone e causerebbe tra i 25 e i 54 milioni di morti. Poco letale, ma sparirebbe quasi un Paese come l’Italia. Quindi pandemia seria. Il timore è di trovarsi di fronte alle stesse condizioni con il nuovo Coronavirus cinese. Anzi, se non si fa nulla così ci ritroveremo. Le condizioni ovviamente non sono quelle del 1918 e si spera nel contenimento, nella riduzione dell’impatto nella fase critica, nel diluire questi ipotetici 35 colpiti su 100 in un arco di tempo più lungo, in modo che i contagi siano nettamente inferiori. Nel frattempo, raccolta di dati, osservazione scientifica e impegno nella ricerca di una cura o di un vaccino».

Condividi