PUNTO A CAPO – La difesa sotto esame e quel dato che allarma

© foto www.imagephotoagency.it

La Juve fallisce il primo obiettivo stagionale, sotto accusa la difesa: da punto di forza con Allegri a tallone d’Achille di Sarri

L’infortunio di Chiellini da solo non basta a giustificare una difesa che viaggia al ritmo allarmante di un gol subìto a partita. E’ il primo dato su cui dovrà lavorare Sarri durante la sosta per trovare una soluzione al più presto. Concedere qualcosa in più, in nome del peso offensivo e della ricerca dello spettacolo, è comprensibile, ma così il gioco non vale la candela. Il confronto è impietoso: l’anno scorso i gol subìti nelle prime 23 partite erano 12. Oggi 24, esattamente il doppio. Cos’è successo, al netto dei 6 gol subiti contro la Lazio? Oltre alla pesantissima perdita di Chiellini, la Juve paga un assetto difensivo che non ha ancora trovato la quadra definitiva.

De Ligt ha impiegato tempo ad ambientarsi accanto a Bonucci, ma nelle ultime 4 partite Sarri ha rilanciato Demiral, giocatore con caratteristiche ben diverse dall’olandese, e che nonostante la crescita esponenziale non ha ancora gli automatismi della “coppia titolare”. Ma non è ancora sufficiente a giustificare la fragilità della fase difensiva, che evidentemente non ha ancora metabolizzato a pieno i dettami tattici di Sarri: la linea alta e soprattutto la difesa a zona. C’è chi non l’ha mai fatta in carriera, e spesso gli errori si ripetono, non è un caso che la maggior parte delle reti subite arrivi con la difesa schierata. Il tridente è dispendioso, farlo sempre e comunque – anche contro avversarie come la Lazio – un azzardo, Ronaldo, Dybala e Higuain offrono poca copertura e a Riad il centrocampo era quasi sempre in inferiorità numerica. La condizione fisica è una delle attenuanti a cui si è aggrappato Sarri nel post partita, dopo un ciclo di partite non semplici e ravvicinate. Ma se, come si dice, è la difesa che fa vincere i campionati questa Juve ha ancora parecchia strada da fare.