PUNTO A CAPO – La differenza tra Pirlo e Sarri fuori dal campo

juve pirlo
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Le scelte di Pirlo fuori dal campo stanno facendo la differenza, mentre Sarri si è dovuto adattare a una rosa già definita

Al netto delle dinamiche ancora in parte da scoprire di un mercato senza precedenti, la mano di Pirlo nella gestione delle risorse umane bianconere si nota eccome, mentre l’anno scorso Sarri arrivò a giochi praticamente fatti, con poche possibilità di incidere su un mercato estivo già preconfezionato dalla dirigenza. Il lungo addio di Allegri e le iniziali indecisioni per il sostituto ridussero a zero i margini per Maurizio Sarri, che si trovò di fatto a gestire una rosa troppo ampia (i tagli di Mandzukic e Emre Can fanno ancora discutere) e poco incline alla sua idea di gioco. Ha provato a correggere, cambiare e riadattare, ma alla fine si è arreso pagando con l’esonero per colpe non esclusivamente sue.

Pirlo ha capito al volo e ha evitato di commettere gli stessi errori del suo predecessore. Ha subito chiesto Dzeko, e molto probabilmente sarà accontentato nei prossimi giorni, ha depennato Matuidi, Higuain e Khedira (prossimo alla risoluzione con buonuscita), ha preteso un centrocampista a tuttocampo ed è arrivato McKennie, mentre lo scambio Arthur – Pjanic è stato definito prima del suo arrivo, più per questioni di bilancio e anagrafiche che tecniche. In difesa ha confermato Pellegrini mentre si sta ancora lavorando a destra. Il nuovo allenatore ha deciso di prendersi tutte le responsabilità del caso, anche fuori dal campo, per poi giocarsi tutto, ma con la sua Juve.

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