PUNTO A CAPO – L’estetica di Sarri e il pragmatismo juventino

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La Juve di Sarri non è ancora bella ma viaggia a ritmi incredibili, ed è l’unica big europea ancora imbattuta tra campionato ed Europa

Concretezza e pragmatismo fino a qualche mese fa non facevano parte del vocabolario di Maurizio Sarri, un allenatore che ha sempre dato precedenza all’estetica e allo sviluppo del gioco. Poi improvvisamente qualcosa è cambiato da quando l’ex tecnico del Chelsea e la Juventus si sono scelti in estate, la compenetrazione di due filosofie apparentemente in antitesi (da una parte il sarrismo, dall’altra vincere è l’unica cosa che conta) ha generato una creatura ibrida, in costante evoluzione.

Alla nuova Juventus vincere non basta più, vuole anche rapire e divertire. Ci vorrà ancora tempo, ma al momento le carenze estetiche sono compensate da risultati inequivocabili: 15 partite giocate da inizio stagione con un bilancio di 12 vittorie, 3 pareggi e zero sconfitte. La Juve non trita le partite, fatica a imporre il suo gioco (come a Mosca) e a tratti soffre più del previsto. Ma con Sarri in panchina si è riscoperta pragmatica ai limiti del cinismo, in testa alla classifica in campionato e con gli ottavi di Champions in tasca, con due turni d’anticipo.